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Il sonno, l'impresa più impegnativa dell'umanità

Queste infiammate parole sono messe da Cervantes in bocca a Sancho Panza; ma sono innumerevoli gli scrittori e i poeti che hanno tessuto le lodi del sonno. Dolce tra i numi, lo definisce Ovidio, «principale nutrimento nel banchetto della vita», declama Shakespeare: questo stato così familiare ma anche così misterioso al quale ogni essere umano dedica più di un terzo della propria esistenza - secondo gli studiosi, al termine di una vita di settantacinque anni un uomo ne avrà passati ben venticinque dormendo e sei sognando - non ha mai smesso di incuriosire, divenendo oggetto di riflessioni filosofiche, divagazioni letterarie, indagini scientifiche.
Arriva ora in libreria un saggio del biologo francese Paul Martin, docente al Wolfson College di Cambridge: «I segreti del sonno» (Carocci, 448 pagine, 24 euro). Un libro che non si limita a esporre i meccanismi fisiologici del sonno, facendo il punto sugli ultimi risultati della ricerca scientifica su questo «continente oscuro» dell'esperienza umana, ma ne approfondisce anche gli aspetti socioculturali, rivelando come il sonno sia, oltre che una componente essenziale del nostro benessere fisico e psicologico, una fonte inesauribile d'ispirazione artistica e uno stimolo per il pensiero. Il sonno non è uno stato passivo e incosciente, una mera pausa di sospensione delle attività quotidiane alla quale, in una società votata alla produzione ventiquattr'ore su ventiquattro, ci si abbandona sempre meno serenamente. Esso è piuttosto uno stato attivo, generato nel cervello e caratterizzato da un'attività elettrica che saremmo fisiologicamente in grado di produrre anche con gli occhi aperti. Una capacità che la natura ci ha donato per permetterci di assolvere a un compito ineludibile: al sonno, che come notò Aristotele abbiamo in comune con tutti gli animali, non possiamo rinunciare se non pagando un prezzo salatissimo in termini di qualità della vita.
Nel romanzo «Cent'anni di solitudine» Gabriel García Márquez immagina un paese sperduto nella foresta sudamericana colpito da un'epidemia di insonnia. Sulle prime i suoi abitanti non si preoccupano molto: anzi, pensano, eliminando l'inutile abitudine di dormire, avranno più tempo da dedicare ad attività più remunerative. Ben presto, però, si accorgono che l'epidemia ha come effetto collaterale la perdita progressiva della memoria: le sue vittime dimenticano prima i ricordi legati all'infanzia, poi le funzioni degli oggetti della vita quotidiana, infine i nomi dei loro cari e persino la coscienza della propria esistenza.
Questa favola ha un solido fondamento nella realtà: gli scienziati, infatti, hanno appurato come l'affievolirsi della memoria sia uno degli effetti della carenza di sonno, oltre al deterioramento della nostra capacità di attenzione e di concentrazione, alla perdita di reattività e a una forte tendenza alla depressione.
Il sonno è un processo complesso, caratterizzato dal ciclico alternarsi di due stati fondamentali: il sonno rem, o sonno con movimento oculare rapido, e il nrem, o sonno con movimento oculare non rapido. Il primo, il più profondo, è quello durante il quale il nostro cervello produce una frenetica attività e in cui si generano i sogni, quelle esperienze di vita «altra» celebrate dai poeti, che da sempre costituiscono un enigma affascinante per gli studiosi del sonno. Martin passa in rassegna tutte le teorie elaborate in proposito, dalle credenze più antiche, secondo cui i sogni erano messaggi degli dei, all'interpretazione psicanalitica di Freud e di Jung, che li considerano rispettivamente manifestazioni di desideri e paure rimossi e segnali della vita dell'inconscio.
Ciascuno di noi distribuisce le ore di sonno e quelle di veglia in maniera diversa, ma la maggior parte degli uom

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