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Coronavirus, la lettera choc della ristoratrice Ferrandino: chiudo e prendo il reddito di cittadinanza

La ristoratrice di Apricena scrive al premier: perché non faccio altri debiti

Silvia Sfregola
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La ripartenza dell'Italia? Dopo la crisi del coronavirus ci sarà la crisi economica. Il governo con l'ennesimo decreto ha stanziato nuovi fondi, quelli definiti dal premier Giuseppe Conte come "una potenza di fuoco", ma la liquidità che l'Esecutivo ha messo a disposizione per piccole e medie imprese sarà semplicemente un prestito dello Stato. Tradotto in soldoni: denaro che poi dovrà essere restituito. Lo spiega bene nella lettera indirizzata al premier del governo rossogiallo la ristoratrice di "Apricena" (in provincia di Foggia) Mariagrazia Ferrandino. Una missiva che nelle ultime ore ha fatto il giro del web. "No grazie, Signor Presidente... un altro mutuo non voglio accenderlo mi basta quello che ho. Avrei voluto continuare a lavorare ma non mi resta che tenere giù la serranda e chiedere il reddito di cittadinanza e le spiego perché... Faccio parte di quella categoria che prima che Lei ci ordinassi di abbassare la serranda,molti già si erano fermati perché a differenza vostra abbiamo cercato di capire quello che stava accadendo tra mille informazioni contraddittorie date dalle istituzioni e dagli esperti. Noi non offriamo solo cibo,noi offriamo un'esperienza...offriamo sorrisi, abbracci, offriamo serenità, spensieratezza,uno stato d'animo. Il nostro è un mestiere difficile, fatto di sacrifici pesanti, lavoriamo 15 ore al giorno, spesso non si dorme la notte perché l'ansia ce lo impedisce, perché a gennaio si inizia già a pensare alla banchettistica delle ricorrenze primaverili e all'estate, perché ti svegli di soprassalto chiedendoti se ti sei ricordato di ordinare tutte le materie prime ai fornitori, perché non esistono il sabato e la domenica in famiglia, le cene con gli amici, e natale e capodanno sono una tortura fisica e psicologica siamo bianchi e con le occhiaie, sempre. Ma è il mestiere che abbiamo scelto noi, rinunciando al posto fisso detto alla Checco Zalone. Ed è la vita e il mestiere che amiamo. Non tutti sanno cosa c è dietro a questo amore e non possiamo pretendere che lo si comprenda. Noi siamo quelli che abbiamo messo in ballo tutto ciò che avevamo sul nostro lavoro e non abbiamo avuto paura ad indebitarci. Noi siamo quelli che a fine mese facciamo il gioco delle tre carte per pagare. Noi siamo soprattutto una partita iva. Ma noi soprattutto siamo quelli che abbiamo sempre sfoderato quel bel sorriso #andratuttobene a prescindere tutto. Ecco perché signor Presidente,non accetto che lei dica che lo stato ha messo a disposizione tot milioni/miliardi... Lei ci invita solo a fare altri debiti per poter lavorare. Lo so,non l'ha voluto né Lei e né io questa situazione ma io ho perso tutto e Lei no. Grazie infinite".

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