cerca

LA GRANDE PAURA

Stazione spaziale cinese in caduta, il Cnr: potrebbe colpire Roma e il Sud Italia a Pasqua

L'impatto con la terra previsto nel fine settimana delle festività. Ecco cosa si rischia nell'impatto

Stazione spaziale cinese in caduta, il Cnr: potrebbe colpire Roma e il Sud Italia a Pasqua

L’impatto con la Terra della stazione spaziale cinese Tiangong-1, previsto per il fine settimana di Pasqua, potrebbe coinvolgere anche Roma e il Sud Italia. Lo afferma una nota dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione "A. Faedo" del Cnr, che spiega come avviene il rientro, quali sono i rischi e dove potrebbero finire i frammenti.

Cosa si rischia

Per Tiangong-1 i rischi potenziali sono di due tipi: meccanico e chimico. Il rischio meccanico è quello derivante dall’urto di frammenti massicci a elevata velocità con veicoli in movimento, strutture vulnerabili e persone all’aperto. E poi c'è il rischio chimico che dipende dal fatto che, "sulla base delle nostre stime - spiega il Cnr - dovrebbero trovarsi ancora a bordo, non sappiamo se allo stato liquido o solido, circa 230 kg di tetrossido di azoto e 120 kg di monometilidrazina, sostanze molto tossiche. È difficile che ne arrivi a terra anche una piccola frazione, ma una contaminazione residua di alcuni frammenti non può essere completamente esclusa a priori, per cui, nel caso qualcuno si imbattesse in uno di essi, sarebbe prudente non avvicinarsi, evitare qualsiasi contatto, tenere lontani i curiosi e limitarsi ad avvertire le autorità. L’area da tenere sotto osservazione per un’eventuale caduta dei frammenti è quella compresa tra i 44 gradi di latitudine sud e i 44 gradi di latitudine nord. L’Italia è quindi divisa in due, con le località a nord del 44° parallelo escluse a priori da qualunque conseguenza, e quelle a sud potenzialmente a rischio.

Tiangong-1 è stata la prima stazione spaziale cinese, lanciata in orbita il 29 settembre 2011. Nel novembre dello stesso anno è stata raggiunta e agganciata dalla navicella Shenzhou-8 senza equipaggio, mentre i primi tre astronauti vi sono saliti a bordo, trasportati da Shenzhou-9, nel giugno 2012, trascorrendovi 9 giorni e mezzo. Il secondo e ultimo equipaggio di tre astronauti si è agganciato alla stazione, con Shenzhou-10, nel giugno 2013, trascorrendovi 11 giorni e mezzo.
Da allora Tiangong-1 ha continuato a essere utilizzata, disabitata, per condurre una serie di test tecnologici, con l’obiettivo di de-orbitarla, a fine missione, con un rientro guidato nella cosiddetta South Pacific Ocean Unpopulated Area (SPOUA), una specie di cimitero dei satelliti in una zona pressoché deserta dell’Oceano Pacifico meridionale.

Purtroppo, però, il 16 marzo 2016, il centro di controllo a terra ha perso la capacità, pare in maniera irreversibile, di comunicare e impartire comandi al veicolo spaziale. Nei due anni trascorsi da allora, Tiangong-1 ha perciò perduto progressivamente quota. A giorni precipiterà sulla terra senza controllo, non potendo essere più programmata un’accensione dei motori per un rientro guidato.

Come è fatta
La stazione spaziale consiste approssimativamente di due moduli cilindrici montati uno sull’altro: quello di servizio, con un diametro di 2,5 m, e quello abitabile, con un diametro di 3,4 m. La lunghezza complessiva è di 10,5 m. Su lati opposti del modulo di servizio sono anche attaccati, perpendicolarmente all’asse di simmetria dei cilindri, due pannelli solari rettangolari, larghi 3 m e lunghi 7 m. Quando è stata lanciata, aveva una massa di 8506 kg, di cui circa una tonnellata di propellente per le manovre. Nel corso della missione una parte significativa del propellente è stata consumata e gli equipaggi, durante le loro permanenze sulla stazione, hanno consumato buona parte delle scorte di cibo, acqua e ossigeno stivate a bordo.
Non si tratta di un evento eccezionale: i rientri senza controllo di stadi o satelliti con una massa superiore alle 5 tonnellate avvengono, in media, una o due volte all’anno. In oltre 60 anni di attività spaziali nessuno è mai rimasto ferito per il rientro incontrollato di un oggetto artificiale dall’orbita terrestre. Si parla di rientro nell’atmosfera - spiega il Cnr - quando l’oggetto scende a 120 km di quota. Da quel punto in avanti l’attrito dell’aria diventa sempre più significativo, e le strutture esposte di grande area e massa contenuta, come i pannelli solari e le antenne sporgenti, possono staccarsi tra i 110 e i 90 km di altezza. Il corpo del satellite, dove è concentrata gran parte della massa, rimane generalmente intatto fino a 80 km di quota. Solo in seguito, a causa dell’azione combinata delle forze aerodinamiche e del riscaldamento prodotti dall’attrito dell’aria, la struttura principale si disintegra e i singoli componenti si trovano a loro volta esposti alle condizioni proibitive dell’ambiente circostante. Gran parte della massa si vaporizza ad alta quota, ma se il satellite è sufficientemente massiccio e contiene componenti particolari, come serbatoi di acciaio o titanio e masse metalliche in leghe speciali, è possibile la caduta al suolo di frammenti solidi a qualche centinaio di km/h. I frammenti precipitano su un’area lunga dagli 800 ai 2000 km, e larga circa 70 km. Su Tiangong-1 sono ancora presenti circa 3 quintali e mezzo di propellente usato per le manovre. Nel caso (improbabile) che si verifichino delle esplosioni ad alta quota durante il rientro, alcuni frammenti potrebbero quindi essere proiettati lateralmente anche a un centinaio di km di distanza dalla traiettoria originaria.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Gracia De Torres e Daniele Sandri: il nostro matrimonio gipsy bohemian [VIDEO]

Il Tricolore atterra sui Fori Imperiali: ecco il lancio mozzafiato del paracadutista della Folgore
Sul palco in bermuda, il balletto di Maradona per Maduro
Choc a Roma: si lancia dal tetto, i poliziotti lo afferrano per le caviglie

Opinioni