Vitamina C Regina di salute È fra gli integratori top e i Nobel se la contendono
Salvò i marinai dallo scorbuto nel '700 Negli Usa provata l'efficacia anti-cancro
Uno starnuto e ci torna in mente. Ahiahiahiahi. A rileggere la storia di sua maestà la vitamina C in occasione dell'ottantesimo compleanno della versione effervescente made in Italy, si attraversa un secolo di ricerca su un'arma straordinaria le cui potenzialità sono ancora al centro del dibattito scientifico mondiale per la lotta alle malattie più gravi. Un alleato della salute che meriterebbe maggiore attenzione quotidiana se è vero, come diceva il suo padre Nobel, Szent-Györgyi, che «una vitamina è una sostanza che ci fa sentire malati quando non la si mangia». Ai vertici della lista degli antiossidanti per eccellenza con la cugina E, è autoprodotta dagli animali. Per gli uomini è un prezioso sodale nella produzione delle molecole di collagene, assicurazione sulla vita del vasi sanguigni. Quanto maggiore è la quantità di vitamina C, tanto più è presente il collagene. Quanto più sono stabili le pareti dei vasi sanguigni tanto meno numerosi sono gli infarti. Basterebbe questo a renderci la vitamina C preziosa, a farci diventare cacciatori delle sue virtù, a eliminare quei vizi, fumo in testa, che ne rallentano l'assorbimento attraverso i cibi che maggiormente ne contengono. Agrumi, kiwi, more, peperoni, broccoli e rucola ne garantiscono fino a 100 mg per porzione contro i 60 della quantità giornaliera raccomandata dalla medicina ufficiale. Nonostante la facilità con cui è possibile coprire e superare il fabbisogno con l'alimentazione, le proprietà antiossidanti della vitamina C hanno contribuito a renderla uno degli integratori più diffusi e ricercati. I primi a produrne artificialmente furono i chimici inglesi Walter Norman Haworth e Edmund Hirst, tra il 1933 ed il 1934, anni in cui anche il chimico polacco Tadeus Reichstein raggiunse il medesimo risultato. Il primo premio Nobel per il ruolo della vitamina C nel metabolismo cellulare è stato assegnato nel 1937 all'ungherese naturalizzato americano Albert Szent-Györgyi. Il nome del composto risale al 1921 ma in realtà la vitamina, sotto le spoglie di estratto di succo di limone, era stata identificata già da James Lind, chirurgo della Marina Reale britannica, a meta del '700. Fu lui a dimostrare che frutta e verdura non facevano ammalare i marinai di scorbuto anche se non sapeva che l'effetto derivava dalla vitamina C di cui oggi si conoscono infinite proprietà dalla protezione dall'inquinamento alla migliore assimilazione del ferro, dall'azione anti-allergica alla produzione di energia e di anti-corpi. Va da sé che una tale meraviglia continua a solleticare l'attenzione degli scienziati e di uno in particolare che ha fatto della vitamina C il cuore della controversia fra medicina naturale e medicina ufficiale. Parliamo di Matthias Rath, tedesco, 59 anni che nel 1987 ha scoperto il nesso tra la carenza di vitamina C e un nuovo fattore di rischio per le cardiopatie, la lipoproteina. Dopo la pubblicazione sulla rivista dell'American Heart Association "Arteriosclerosis", ha cominciato a collaborare con il due volte Premio Nobel Linus Pauling. Attualmente dirige un istituto di ricerca e sviluppo per la medicina nutrizionale e cellulare e conduce ricerche di base e studi clinici che documentano scientificamente i benefici dei micronutrienti nella lotta alle malattie. Il mondo accademico, e soprattutto quello farmaceutico non lo amano perché, mentre fa ricerca, Rath denuncia che la lobby farmaceutica e l'Oms non si occupano della salute dell'umanità quanto piuttosto della vendita di medicine. L'Istituto di ricerca di Rath si finanzia anche attraverso le donazioni dei pazienti che guariscono grazie alle sue ricerche sulle molecole, che nel caso della vitamina C ne prevedono l'assunzione in dosi massicce e molto più alte dei parametri riconosciuti dalla medicina ufficiale. Un recente studio dell'università del Kansas conferma e dimostra le proprietà anti-tumorali della vitamina C, riaprendo il dibattito sui suoi effetti inaugurato vent'anni fa dal doppio premio Nobel, (Chimica e Pace) Linus Pauling che diceva: «Sì, ritengo che ci saranno dei progressi nella lotta contro il cancro. Ma grazie alle vitamine, non ai farmaci. Sicuramente».
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