Lo spettacolo di Simone Cristicchi sulla tragedia degli esuli istriani nella Jugoslavia titina continua a fare paura. Ieri, poco prima della rappresentazione al Teatro Aurora di Scandicci, in provincia di Firenze, decine di appartententi alla cosidetta rete nazionale "Noi saremo tutto" e "Firenze antifascista" hanno fatto irruzione in teatro e hanno duramente attaccato l’artista. Entrati in sala con un megafono e annunciando una protesta "pacifica", i contestatori sono saliti sul palco esponendo uno striscione con la scritta "La storia non è fiction - Noi ricordiamo tutto", riferimento alle polemiche sollevate dallo spettacolo che, a detta di alcuni, racconterebbe in modo parziale (e di destra) ciò che è accaduto 70 anni fa. Alla fine qualche spintone, molti fischi dei presenti, insulti vari prima che l’arrivo dei carabinieri consentisse la rappresentazione di "Magazzino 18". Nel video postato dagli occupanti su Youtube le immagini sono intervallate da proclami che appaiono deliranti: «L’uso politico della storia cavalcato dall’allora Alleanza Nazionale e da tutte le varie destre neofasciste trova breccia, come ben sappiamo, nel mondo della "sinistra". Questa volta a giocare sporco è Simone Cristicchi, che con il suo spettacolo mette in scena il peggior revisionismo storico volto a legittimare il nazionalismo italiano anti-slavo. Secondo Cristicchi, che evidentemente ha scoperto la questione istriana dalle dichiarazioni di Giorgia Meloni o da qualche esponente di Forza Nuova, l’Istria, raccontata nello spettacolo come "territorio italiano", avrebbe vissuto negli anni tra il ’45 e il ’50 una vera e propria riproposizione dell’olocausto nazista, tra massacri collettivi ed esodi forzati». Ma i contestatori non si fermano qui: nel video sottolineano che «niente di tutto questo, ovviamente, è avvenuto nella realtà. Basti pensare che ancora oggi i cosidetti "martiri" delle foibe ammontano a 798 persone, secondo il resoconto del maresciallo dei vigili del fuoco Harzarich, ufficiale fascista che diede conto di tutti i corpi ritrovati nelle cavità carsiche denominate foibe. 798 persone, molti dei quali militari fascisti che combatterono e morirono contro i partigiani italiani e jugoslavi tra il ’43 e il ’45. Una guerra antifascista che fece i suoi morti, alcuni dei quali vennero gettati nelle foibe utilizzate a quel tempo come fosse comuni». E nel finale l’oltraggio dei contestatori si spinge a teorizzare che grazie «all’invenzione dell’olocausto "destra"», le foibe «assumono la connotazione di un mito, una costruzione ideologica e mistificante che ha un solo scopo, salvare i fascisti dalle proprie responsabilità politiche». Ieri mattina il cantautore ha postato su Facebook la sua risposta: «Surreale che io debba dare delle spiegazioni a della gente che nemmeno ha avuto il buongusto di vedere lo spettacolo. No? E comunque - per questi "ultimi arrivati" - sono mesi che scrivo e rilascio interviste su Magazzino 18. Facile prendersela con me. Idea! Perché non provate a porre le vostre rimostranze direttamente agli esuli istriani fiumani e dalmati? Avreste il coraggio di guardarli in faccia?». Ma tra le molte risposte di solidarietà e sostegno, alcune, infamanti, hanno continuato a insolentire Cristicchi, "reo" di non aderire alle presunte verità storiche propugnate dagli ultras antifascisti. Non è il primo attacco a "Magazzino 18": non più tardi di un mese fa una onlus filojugoslava, particolarmente ostile all’artista, si era spinta a chiedere all’Anpi il ritiro della tessera onoraria rilasciatagli dai partigiani. Al fianco di Cristicchi si era schierata una gran parte del mondo politico e artistico italiano. Alle offese, l’artista replica sempre con pacata fermezza. Sull’episodio di Scandicci ha commentato: «Magazzino 18 si contesta "a priori". Dispiace solo che tra il pubblico ci siano stati molti esuli, offesi oltremodo da questa ridicola pagliacciata».
Ultrà rossi a teatro attaccano Cristicchi
Il proclama: «Le foibe? Ci buttavano i fascisti»
