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Attualità

Con la Sora Mirella se ne va un pezzo di storia

Si è spenta la «regina delle grattachecche»: ghiaccio, sciroppi e frutta per mix inimitabili

«Per me e mio marito, che ogni anno trascorriamo qualche giorno a Roma, è un dopocena irrinunciabile. Ad agosto c'è da mettersi in coda e perdere del tempo ma ne vale la pena. Non si tratta del solito ghiaccio grattato con un po' di sciroppo sopra. Le varie opzioni sono tutte allettanti. La mia preferita è la "preziosa" che oltre ad annegare in sciroppi veramente gustosi è abbondantemente guarnita con frutti di bosco: mirtilli, fragole, ribes, more. Una vera delizia insomma. Turisti e non .... fatevi sotto!». Questa recensione, lasciata sul sito specializzato «Tripadvisor», rappresenta forse il miglior omaggio alla Sora Mirella, mitica «grattacheccara» del cuore di Roma. Dal 1915 il suo chiosco si trova sul Lungotevere degli Anguillara, all’angolo con Ponte Cestio, di fronte all’Isola Tiberina, meta, soprattutto d’estate, di centinaia di appassionati di quelle granite alla romana che in quel ritrovo assumono un aspetto e un gusto unici, inimitabili. Mirella Mancini aveva 78 anni ed era figlia di Enrico, falegname a Porta San Paolo, medaglia di bronzo e una croce di guerra nella prima guerra mondiale. Entrò nella Resistenza e fu fucilato alle Fosse Ardeatine. Tra i commenti di commiato alla «mamma di tutti i romani» sulla pagina Facebook a lei dedicata c'è chi esprime dolore per la perdita di un pezzo di «storia di Roma» e chi ricorda la sua «mitica lemoncocco». I «romani de’ Roma» la ricordano anche come protagonista della «Festa de’ noantri», perché il suo chiosco era una tappa fissa dell’evento. Le sue «grattachecche» erano un piacere per gli occhi, con le decorazioni di frutta fresca, e per il palato nelle afose notti della calda estate romana. Sulla pagina Facebook ci sono le immagini che la mostrano all’opera e quelle delle lunghe file davanti al chiosco. La Sora Mirella per decenni ha «grattato» a mano il ghiacchio dalle «checche», i blocchi gelati che nelle sue mani, con sciroppi, frutta, cucchiano e cannuccia, diventavano autentici capolavori da gustare, passeggiando per Trastevere, sollievo alla calura della Città Eterna. Ma chi la conosceva la ricorda anche per le sue battute, per il calore umano che sapeva trasmettere ai suoi clienti, esempio di quella «romanità» genuina che è merce sempre più rara da trovare. Intervistata dai giornali di mezzo mondo, sovrappeso ma con i capelli sempre in perfetto ordine, la Sora Mirella era un personaggio unico come le sue «grattachecche», autenticamente romana e profondamente legata al cuore della città. Un’istituzione che se n’è andata in punta di piedi, mercoledì, circondata dall’affetto dei suoi familiari. Ma il tam tam sui social network dimostra quanto fosse apprezzata. Un saluto la definisce «regina indiscussa della grattachecca»; in un altro si legge «Ciao Mirè..... ti ho conosciuta solo dietro quel bancone, ma per me eri un mito... la mia prima e quasi l'unica grattachecca... Ora ho la fortuna di conoscere tuo figlio e non mi sono sbagliata... si vede, tramite lui, che persona eri...hai fatto un ottimo lavoro». Saranno in molti a rimpiangerla.

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