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Il Sanremo di Claudio Baglioni ha Ornella Vanoni e Ermal Meta ma dimentica il rap

Pregi e difetti dell'edizione 2018 del Festival della canzone italiana

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica le mie coordinate. Nato a Foggia e romano d'adozione. La laurea in Scienze della Comunicazione e la passione per il giornalismo mi portano nella redazione de "Il Tempo". Come critico musicale collaboro con “Container" su Radio Italia Anni '60.

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Il direttore artistico Claudio Baglioni Foto: Il direttore artistico Claudio Baglioni
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Va bene tutto. Va bene l'incontro tra modernità e tradizione. Tra Lo Stato Sociale e Ornella Vanoni. Va bene il colpaccio su Elio e le Storie Tese che si scioglieranno proprio sul palco dell'Ariston. Va benissimo la coppia d'autore formata da Ermal Meta e Fabrizio Moro che sembra predestinata alla gloria prima ancora di indossare il pettorale. Ma possibile che tra i 20 big in gara nella prossima edizione del Festival di Sanremo targata Claudio Baglioni non ci sia spazio nemmeno per un cantante rap? Non dico uno dei giovanissimi della nuova ondata trap (che pure tanto seguito hanno su social e internet) ma anche soltanto uno della vecchia guardia. Uno di quelli che ormai da molto tempo sono sulla cresta dell'onda. Non ne facciamo una questione di gusti, ma solo di senso della realtà. Che ci piaccia o no, il rap e l'hip hop sono una colonna portante della musica italiana da più di venti o trent'anni. Far finta che non esistano ci sembra miope.        

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