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Perché Sanremo 2021 passerà alla storia. Cosa rivela Francesco Renga

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica le mie coordinate. Nato in Puglia vivo a Roma dalla scuola materna. La laurea in Scienze della Comunicazione a «La Sapienza» e la passione per il giornalismo mi hanno portato nella redazione de «Il Tempo»

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Un Sanremo che passerà alla storia. Francesco Renga non ha dubbi e parla del Festival 2021 come di un evento unico e irripetibile. Renga è alla sua nona partecipazione e l’edizione di quest’anno sarà simbolo di rinascita per la musica e per l’intero Paese. La sua canzone «Quando trovo te» è stata accolta da giudizi contrastanti ma Renga non vede l’ora di giocarsela con l’agguerrito cast di giovani e giovanissimi che stanno per salire sul palco dell’Ariston.
Francesco Renga, cosa si aspetta da Sanremo 2021?
«Sarà il Sanremo della ripartenza. Dopo un anno di stop potrò finalmente salire di nuovo sul palco e ricominciare a fare il mio lavoro. Sarà il simbolo della rinascita per tutto il mondo della musica. Ci sono centinaia di lavoratori che sono rimasti indietro e potranno tornare a respirare».

 


 

Come si sta preparando all’Ariston senza pubblico?
«Sarà molto limitante. Il pubblico riesce a dare subito un feedback alle canzoni e la sua mancanza si farà sentire. Per questo sarà un festival completamente diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto e che lo seguiranno. Sarà un evento unico e spero non ce ne siano altri così».
Tra carriera solista e Timoria, lei è alla sua nona presenza in gara. Oltre al pubblico quali saranno le differenze rispetto al passato?
«Mancherà tutto il contorno che è sempre stata la cosa più divertente di Sanremo. Le feste e le cene dopo le serate, le passeggiate e i bagni di folla tra un’intervista e l’altra, i selfie e il calore dei fan. Questa volta, invece, porterò con me solo tanti libri da leggere e bei maglioni da indossare nelle interviste video».
La sua canzone «Quando trovo te» è stata accolta dalla critica con giudizi contrastanti. Cosa risponde?
«Penso che sentire 26 canzoni tutte d’un fiato non è semplice e si corre il rischio di perdere qualcosa. Poi ho imparato che è molto più importante la resa del brano sul palco e tutto quello che succede dopo nelle radio e a casa».
L’ispirazione per il brano è arrivata dopo aver trovato un vecchio diario di quando aveva 17 anni. Qual è il messaggio che vuole trasmettere?
«È un messaggio di speranza che punta tutto sul concetto di “oblio salvifico”. In altre parole sono i ricordi che mettiamo da parte anche solo per tutelarli e difenderli dal caos quotidiano. A volte, però, riaffiorano e ci regalano una felicità inaspettata. Ed è proprio quello che mi è successo durante un trasloco, quando ho ritrovato questo vecchio diario. “Quando trovo te“ parla di quelle piccole cose semplici ma che sono diventate così importanti soprattutto in questi lunghi mesi di lockdown e pandemia».

 


 

Quali sono le piccole cose che possono salvarci?
«Lo sguardo dei nostri figli, il profumo di casa, il ricordo di un abbraccio e l’affetto dei nostri cari. Sono tutte cose che abbiamo considerato scontate ma il Covid ci ha fatto capire che sono il vero centro della nostra vita. La pandemia ci ha fatto scoprire che la normalità può coincidere con la felicità».
A proposito di figli, lei ne ha due adolescenti e a Sanremo ci saranno tanti giovani in gara. Come si sente oggi a essere considerato un veterano?
«Mi sento una sorta di zio e non nascondo che alcuni dei giovani in gara non li conoscevo prima. I miei figli mi hanno aiutato a scoprirli, poi ho fatto il resto da solo. Le nuove leve sono molto agguerrite e, nel complesso, a Sanremo c’è un grande cast. Ho debuttato all’Ariston nel ’91, esattamente 30 anni fa, e l’idea di confrontarmi con chi oggi ha 20 anni mi stimola e mi diverte tantissimo».
Quale consiglio si sente di dare ai giovani in gara?
«Mi è capitato di incontrarli durante un set fotografico. Mi hanno chiesto anche come stare sul palco. L’unico consiglio che mi sento davvero di dare è conservare sempre quel pizzico di follia e incoscienza che mi porto dentro ancora adesso».
Anche i suoi figli hanno la sua stessa follia?
«Rivedo in ognuno di loro alcuni aspetti della mia personalità. Jolanda è un’artista e Leonardo un solitario. Ma diventeranno sicuramente un uomo e una donna più sereni di me».
Qual è il suo ricordo più bello di Sanremo?
«Ne ho tanti perché il Festival mi ha accompagnato sempre ma forse il più bello è la vittoria del 2005 con "Angelo". Ricordo che in platea c’era anche Ambra».

 

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