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Dove sono i soldi per la musica? Zucchero si sfoga sul Covid

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica le mie coordinate. Nato in Puglia, vivo a Roma dalla scuola materna. La laurea in Scienze della Comunicazione e la passione per il giornalismo mi hanno portato a "Il Tempo" dove sono nella redazione web

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Zucchero «Sugar» Fornaciari non le manda a dire. Presenta i nuovi brani del suo «D.O.C. Deluxe Edition» uscito venerdì scorso e fa il punto su amore e musica tirando le orecchie ai politici che non si occupano dei lavoratori dello spettacolo. Nel nuovo doppio cd e triplo vinile ci sono anche rivisitazioni di brani di Tim Ardin e Jimmy Webb, oltre che un duetto speciale con Sting già in rotazione nelle radio. 
Zucchero, qual è stato l’effetto della pandemia sulla sua vita?
«Noi artisti siamo stati ancora più in contatto. Ho collaborato alla canzone per l’Italia di Bono, ho fatto tanti altri duetti oltre a quello con Sting con cui siamo amici da tempo».
È preoccupato per l’effetto che il Covid ha sulla vita dei lavoratori dello spettacolo?
«Da parte delle istituzioni vedo poco interesse verso musica, cinema e teatro. Quando il governo parla di cultura si riferisce solo alla cultura alta ma c’è anche quella, diciamo così, bassa. Vedono questo mestiere come un divertimento ed è grave. Vorrei che arrivassero gli aiuti e i soldi promessi a chi lavora nei concerti. Sono persone che hanno famiglia e sono lavoratori specializzati. Ci sono state manifestazioni di protesta ma sembra che i politici non se ne accorgano. Aiutate e sostenete chi lavora nella musica, altrimenti scatterà l’operazione “poca confidenza”».
In «D.O.C. Deluxe Edition» c’è anche Sting a cui è legato da una profonda amicizia. Com’è nato il duetto in «September»?
«Dopo aver composto la musica mi ha chiamato per propormi di adattare un testo in italiano. Lavorandoci insieme è venuto fuori questo duetto che parla del periodo che stavamo vivendo. Eravamo a giugno e ci rivolgevamo al mese di settembre con il desiderio che un po’ di pioggia, dopo un’estate calda e asciutta, potesse lavare e purificare le brutture del momento. Ancora oggi speriamo che questo “settembre” finalmente arrivi».
Lei è il padrino della figlia di Sting. Come si è trovato a girare il video di «September» con un artista che conosce così bene?
«Quando abbiamo girato, lui ha voluto iniziare alle 6.30 del mattino. Per me è stata una follia perché mi sveglio alle 13. Mi ha spiegato che è abituato così perché da bambino, prima di andare a scuola, accompagnava il padre lattaio a consegnare il latte. Insomma ci siamo visti all’alba e lui si era già fatto mezz’ora di piscina all’aperto. Era autunno ma si voleva tonificare prima di iniziare le riprese. Una cosa così a me non potrà mai succedere».
Che ricordo ha di Paolo Rossi?
«Una persona di una dolcezza infinita, intelligente e semplice. Insieme abbiamo giocato tante partite benefiche. Siccome sono una vera schiappa, il fuorigioco non c’era. Mi piazzavo davanti alla porta, lui mi passava un pallone calibratissimo dicendomi “forza tigre”. E io puntualmente sbagliavo il tiro».
C’è ancora spazio per una rivoluzione in musica?
«Dal rock non aspettatevi nessuna rivoluzione perché questo posto oggi lo ha preso il rap, soprattutto quello delle origini. Credo ci sia ancora qualche margine e mi auguro che il rock torni ad avere la funzione che aveva anni fa. Altrimenti diventeremo tutti troppo buoni».
A proposito di buonismo, in «Non illudermi così» lei critica l’ipocrisia dei social. Cosa pensa dei nuovi strumenti digitali?
«Io sto ai social come la cravatta al maiale. Oggi, però, se non sei sui social fai tanta fatica. Insomma dovrei applicarmi di più. Ma vista l’età mi sa che lascerò perdere». 
Molti musicisti stanno seguendo la strada dello streaming. Cosa ne pensa?
«Concerti come quello di Bocelli possono essere parte della soluzione ma non possono sostituire tutto. Durante i live comincio a eccitare il pubblico che mi restituisce la sua energia. Il concerto dal vivo è un rito e dobbiamo tornare al più presto a incontrare il pubblico così».
Ad aprile la sua tournée rinviata per Covid dovrebbe partire dall’Arena di Verona. Con quale spirito si prepara al ritorno sul palco?
«Stiamo ancora cercando di capire se possiamo ripartire davvero e in che modo, con quali capienze e quali numeri. Io voglio tornare a suonare anche se con meno gente e con tutti i controlli necessari al Covid. Poi bisogna vedere se anche gli altri Paesi useranno lo stesso metodo. Ma dobbiamo dare tutti un segnale di rinascita. Al più presto».

 

 


 

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