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Garlasco, la madre di Chiara a 19 anni dal delitto: “Nella sua camera c'è ancora tutto”

Rosa Scognamiglio
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Sono passati 19 anni dal Delitto di Garlasco, ma per Rita Preda, la mamma di Chiara Poggi il tempo sembra essersi fermato al 13 agosto 2007. Lei, il marito Giuseppe e il figlio Marco si trovavano in vacanza in Trentino la mattina in cui si consumò l’omicidio. Alcuni giorni dopo, la villetta di via Pascoli, teatro della brutale e mortale aggressione, venne posta sotto sequestro per consentire lo svolgimento delle attività d’indagine. “Per otto mesi siamo stati costretti a vivere in un’altra casa. Era la casa dei miei genitori, quindi non mi dava nessun problema, però non era la casa dove avevamo vissuto noi tre, io, mio marito e mio figlio con Chiara”, ha raccontato Preda durante un intervento al convegno Il Tempo delle donne alle Triennale di Milano, nell’evento dedicato al racconto delle madri che hanno perso una figlia. “Volevamo tornare a casa, - ha continuato - perché solo da lì potevamo ricominciare veramente a vivere”.

 

Il rientro a casa dopo il delitto

Passarono molte settimane prima che i genitori di Chiara si rendessero realmente conto che non avrebbero mai più rivisto la loro figlia. “Ci siamo resi conto della mancanza di Chiara quando siamo tornati a casa. - ha ricordato Preda - Mi ricordo che ho fatto un giro per casa, sono arrivata nella sua camera e ho visto i suoi vestiti”. Tra questi vi erano anche un paio di jeans che la 26enne aveva acquistato quell’estate, chiedendo alla madre di portarli alla sarta per fare accorciare gli orli. Successivamente, Rita trovò un biglietto scritto dalla figlia proprio nella tasca di quei pantaloni. “Nella sua camera c’era ancora tutto, come c’è ancora tutto adesso. - ha proseguito la donna - Poi ho girato le altre camere e lì mi sono resa conto veramente che non sarebbe più tornata”.

 

“Chiara c’è sempre”

Il dolore per la perdita di Chiara non si è mai sopito. “Mi manca la sua simpatia, la sua allegria. - ha raccontato ancora Preda - Mi manca la sua voce, che era simile alla mia. Mi mancano tante cose, come quando rientrava alla sera. Ogni tanto sento il pullman fermarsi davanti casa e penso a quando, un momento dopo che l’autobus si fermava, lei suonava il campanello”. E ancora: “Mi manca anche quando preparo la cena e apparecchio solo per tre. All’inizio, per un periodo, apparecchiavo per quattro. Poi dicevo a me stessa: ‘ma che cosa ho fatto?”. Non è stato facile abituarsi, però è così”. Nella stanza di Chiara tutto è rimasto così com’era: “A casa io la vedo, però lei non c’è”, ha concluso.

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