Caso Ranucci, l'ex di Lavitola dal pm: la bomba, i soldi, l'affare del carbon credit
E il socio africano di Lavitola parla al Tg1 e attacca Ranucci
Un'audizione lunghissima, durata dieci ore, quella a Roma di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola. L'incontro con il pm dell'antimafia della Capitale, Edoardo De Santis si è concentrato soprattutto sugli accertamenti patrimoniali disposti dal magistrato. La donna, accompagnata dalla sorella e dalla propria avvocata, ha lasciato il palazzo di giustizia a bordo di un taxi, uscendo da un varco secondario dribblando fotografi e troupe televisive presenti all'esterno. Al centro degli approfondimenti c'è il ristorante Bistrò Cefalù, aperto da circa dieci anni nel quartiere Monteverde e ritenuto riconducibile a Lavitola. Gli investigatori stanno ricostruendo la gestione dell'attività, le disponibilità economiche e i flussi finanziari. Tra le ipotesi di reato al vaglio figurano riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Gli esiti saranno valutati nelle prossime settimane dai magistrati della Dda.
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L'ex compagna italo-argentina di Lavitola, reo confesso di essere il mandante dell'attentato dello scorso ottobre davanti l'abitazione di Sigfrido Ranucci, davanti agli inquirenti che l'hanno ascoltata in procura per dieci ore ha ribadito che non sapeva nulla della bomba. La donna, che gestisce il Cefalù a Monteverde, sentita come persona informata sui fatti dal pm titolare del fascicolo Edoardo De Santis e dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, a quanto si apprende, avrebbe ricostruito gli affari dell'ex compagno da quando lo ha conosciuto e ha iniziato la relazione con lui. Inoltre l'ex compagna di Lavitola, che avrebbe inoltre messo a disposizione degli inquirenti documentazione anche fiscale, avrebbe anche parlato del rapporto tra l'ex editore e Ranucci.
Caso Ranucci, indagini su ristorante e beni di Lavitola: l'ipotesi dei pm
"Non ho mai saputo nulla della bomba a Ranucci", ha spiegato al pm antimafia di Roma. I magistrati hanno concentrato le domande sulla provenienza dei beni riconducibili a Lavitola e sui rapporti economici con Clelio Tavares nella gestione del business dei carbon credit in Camerun. La donna ha escluso il suo coinvolgimento nell'attentato ribadendo di aver saputo dell'attentato a Ranucci solo all'indomani dell'esplosione. La donna ha portato in visione agli investigatori una serie di documenti contabili del ristorante e delle società.
Il ristorante potrebbe ora finire al centro dell'attenzione del Tribunale per le misure di prevenzione, che su richiesta dei pm antimafia potrebbe valutare un provvedimento finalizzato alla confisca del patrimonio ritenuto riconducibile a Lavitola. I pm hanno cercato di ricostruire flussi di denaro, partecipazioni societarie e l'origine delle risorse impiegate nelle diverse iniziative economiche, verificando la provenienza dei beni e l'eventuale esistenza di intestazioni fittizie. Agli investigatori sono stati inoltre mostrati documenti contabili relativi sia al 'Bistrò Cefalù' sia ad alcune società riconducibili all'universo imprenditoriale di Lavitola. Il materiale sarà ora analizzato dalla Guardia di finanza e dagli uffici della Dda per verificare la corrispondenza tra movimentazioni bancarie, proprietà e investimenti. L'attenzione degli inquirenti resta concentrata proprio sul ristorante aperto circa dieci anni fa nel quartiere Monteverde Vecchio. Secondo l'ipotesi investigativa, l'attività potrebbe rappresentare uno degli asset patrimoniali sui quali chiedere l'applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale, nell'ambito degli accertamenti per riciclaggio e intestazione fittizia di beni.
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Intanto ha parlato al tg1 Benjamin Chimutengo, il socio africano di Lavitola, conosciuto dal faccendiere durante i safari in Zimbabwe. Insieme, i due hanno avviato il business dei carbon credit, fino alla rottura. "Se Valter gestisce un ristorante e un b&b, come faceva ad avere questi soldi?", afferma. Ho iniziato a dubitare, sostiene Chimutengo, del giro di denaro che dall'Italia dovevo smistare. "Io - dice - ricevevo i soldi, li mandavo in Camerun e non avevo idea di cosa succedesse là. Come posso essere certo che Gomes non abbia usato i soldi che gli ho spedito per pagare gli esecutori dell'attentato!". Non ci sono prove di un vero business dei carbon credit in Camerun, afferma. Oltre alle cause con Lavitola in Africa, l'uomo ha deciso di citare anche Sigfrido Ranucci per l'intervista di luglio a un giornale dello Zimbabwe, in cui parlò di un'inchiesta di Report su un gruppo di investitori italiani nel carbon credit vittime di un truffatore. "Ha abusato della sua posizione per aiutare Lavitola -afferma Chimutengo- perché non c'è logica in quello che ha fatto".
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