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Val di Susa, i No Tav sfidano i divieti: "Andiamo avanti, questa è una guerra"

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È stato esteso anche al comune di Venaus, in Val di Susa, il divieto di libero campeggio da oggi fino alle 7 di lunedì 3 agosto. Lo ha disposto una nuova ordinanza del prefetto di Torino, Donato Cafagna contro gli assembramenti degli attivisti dopo la guerriglia di sabto scorso. Gli attivisti avevano annunciato per oggi e fino a domenica nella piana di Susa un campeggio di quattro giorni "di lotta e autogestione, scambi e discussioni collettive". Questa mattina, poco prima che prendesse il via il campeggio a Traduerivi, frazione del Comune di Susa, nelle vicinanze di un'area interessata a lavori propedeutici per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, il prefetto di Torino, aveva emesso tre diverse ordinanze per vietare l'accesso a piedi e la sosta di persone e mezzi nei comuni di San Didero e Bruzole nelle aree vicine al cantiere Tav di San Didero. Una seconda ordinanza vietava di detenere materiali idonei all'occultamento del viso e oggetti potenzialmente utilizzabili come mezzi contundenti e una terza l'accesso a sentieri, aree boschive oltre che di posteggio e sosta nelle aree lito cantieri del Tav. Intanto, sui social il manifestanti non tav che da Susa , dove di erano radunati dopo aver preso atto delle diverse ordinanze, si sono spostati a Venaus fanno sapere che ''un forte dispiegamento di forze dell'ordine, è arrivato anche a Venaus''.

 

I No Tav in un comunicato "scritto a più mani" letto durante una conferenza stampa in Piazza delle Armi a Susa annunciano che andranno avanti con la loro protesta. Scrivono: "I due compagni tedeschi fermati dopo la manifestazione del 25 luglio, sono oggi nel Carcere delle Vallette. A loro va il nostro pensiero e la nostra solidarietà. Li vogliamo liberi ora e vogliamo la polizia e gli operai di Telt fuori dalla Valle, dalla Terra e dal sistema solare".
 E annunciano che "di fronte gli attacchi vigliacchi della repressione, abbiamo un'unica soluzione: rilanciare. E allora ci prenderemo questi giorni per fare quello che volevamo fare e forse qualcosina in più. Giorni per conoscerci, discutere della guerra in corso e delle complicità che legano il Tav alla catastrofe guerrafondaia degli Stati e delle potenze di tutto il mondo". "A sgomberi, zone rosse, jersey e militarizzazione rispondiamo con un sorriso e andiamo avanti nella lotta", leggono gli attivisti. Alla faccia dei "sorrisi", viene da dire ripensando agli scontri con oltre cento agenti feriti. 

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