Cerca
Edicola digitale
+

Attentato a Ranucci, il Riesame lascia gli arrestati in carcere: confermata l'accusa di strage con metodo mafioso

Foto: Lapresse

Tommaso Carta
  • a
  • a
  • a

Restano in carcere i quattro arrestati ritenuti i presunti esecutori materiali dell'attentato dinamitardo contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025 a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto le richieste di scarcerazione e confermato le misure cautelari, mantenendo anche l'impianto accusatorio che ipotizza i reati di strega e di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. La decisione arriva dopo che il collegio, al termine dell'udienza di lunedì scorso, si era riservato di decidere sulle istanze presentate dalle difese. Il provvedimento riguarda Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis, indicati dagli investigatori come i presunti autori materiali dell'attentato. Tre degli indagati restano in carcere, mentre per De Filippis proseguono gli arresti domiciliari. Nell'inchiesta figura anche il nome di Valter Lavitola, che al momento risulta soltanto indagato.

 

 

Con il pronunciamento odierno il Riesame ha quindi ritenuto sussistenti i presupposti delle misure cautelari e ha confermato la qualificazione giuridica dei fatti prospettata dalla Procura di Roma, lasciando invariata l'accusa di strage e quella di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. Nel corso dell'udienza gli avvocati Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo avevano chiesto l'annullamento della custodia cautelare o, in subordine, la sostituzione con gli arresti domiciliari, sostenendo la necessità di distinguere le singole posizioni degli indagati. La difesa aveva inoltre contestato l'esistenza dell'aggravante mafiosa, ritenendo che gli elementi raccolti nel corso delle indagini non fossero sufficienti a sostenerla. "Dovrebbe cadere il metodo mafioso perché non ci sono né gli elementi oggettivi che soggettivi. Il presupposto iniziale era che ci fosse un movente di natura camorristica. Dalle indagini non risulta tale movente e anche le modalità del fatto, così come evidenziato dagli stessi accertamenti, escluderebbero questa aggravante. Anche le intercettazioni, nella loro completezza, parlano di un'attività diversa rispetto a quella inizialmente contestata. Quindi, sia oggettivamente che soggettivamente, noi la escluderemmo. Sarà il Tribunale del Riesame a darci la risposta" avevano dichiarato i legali al termine dell'udienza.

 

 

Secondo la linea difensiva, anche il fatto che i presunti mandanti non siano stati ancora individuati contribuirebbe a indebolire l'ipotesi accusatoria iniziale. "La Procura ha precisato che si tratta di un'indagine ancora in corso e che gli eventuali presunti mandanti sarebbero ancora da individuare. Noi prendiamo atto di questa circostanza, ma escludiamo qualsiasi collegamento di tipo associativo aggravato dal metodo mafioso. Proprio questa incertezza della Procura viene a minare la gravità dell'impostazione iniziale e, di conseguenza, anche l'ipotesi di reato così come contestata". Il Tribunale del Riesame ha tuttavia respinto le argomentazioni della difesa, confermando integralmente il quadro cautelare delineato dagli inquirenti.

 

Dai blog