Cinquanta sfumature di Report. Tra stage e storie piccanti
Dal libro «La scelta» scritto dal conduttore emergono particolari, recuperati da Esperia, che pongono seri interrogativi. Nel saggio autobiografico il giornalista racconta i rapporti sessuali con un'aspirante stagista e una «fonte»
«La sua pelle liscissima tradisce una cura ossessiva per il corpo. Dopo aver indugiato con malizia, perché ispezioni ogni centimetro del suo corpo, sale su di me, allunga la mano destra a coprirmi occhi e bocca, in pochi minuti raggiunge l’orgasmo». No, non siamo tra le pagine di un testo di un redivivo Bataille o di Sade, che d’altronde scrivevano meglio, e nemmeno in «50 sfumature di grigio». È un passaggio del best-seller di Sigfrido Ranucci, «La scelta», edito con gran successo commerciale nel 2024 da Bompiani.
La questione, chiaramente, non è di pruderie moralistica. D’altronde, al popolare podcaster Alessandro Masala che nel marzo 2024 gli legge quel passaggio sul palco di Breaking Italy, il video ad oggi supera le seicentomila visualizzazioni, Ranucci sorridente risponde «una trombata me la fate fare?». Il vero punto della questione, fatta riemergere con acume dalla piattaforma Esperia con un video di Gino Zavalani, è che, per citare sempre le pagine testuali del volume, «Karoline lavora come producer per la televisione svizzera. Ha la passione per il giornalismo d’inchiesta e ha fatto domanda per partecipare a uno stage a Report».
Avete letto bene, si tratta di un’aspirante stagista. Dal vissuto, peraltro assai drammatico, e con un finale di capitolo parimenti sconvolgente: la donna si sarebbe resa conto di esser stata tradita da Ranucci con un’altra donna, Emilia, e si sarebbe allontanata, finendo investita. L’altra donna, Emilia, non è però solo una mera avventura, ma una fonte interna all’ambiente scolastico. Come si intuisce agevolmente, la faccenda si complica: il libro non è un romanzo, un’opera di fantasia ma viene presentato dalla stessa casa editrice come un saggio biografico. «Da queste pagine» scrive la Bompiani «emerge l’autoritratto coraggioso di un uomo che, nonostante la pressione costante della realtà nei suoi aspetti più duri, non cede al cinismo». Nel caso fosse tutto vero, non sarebbe forse assai problematico intrattenere simili rapporti con stagiste e fonti?
Nel primo caso, l’asimmetria palese tra posizioni è più che spinosa. Nel secondo caso, tornano le perplessità su come vengano veicolate le notizie apprese da fonti tanto peculiari. Ranucci, dopo la pubblicazione del video di Esperia, replica sulle sue pagine social. Parlando di sciacallaggio, si lancia nel trionfo delle argomentazioni ad hominem contro Pietro Dettori, Gino Zavalani e la piattaforma Esperia. La piattaforma rappresenta, annota Ranucci a beneficio dei suoi sostenitori, «il pensiero filo israeliano e di fare di cassa di risonanza ai giornali di Angelucci», e a seguire un’altra serie di rilievi che con la notizia non c’entrano nulla.
Ma la questione non è scoop sì o scoop no, la questione, semplice e lineare, è: quanto scritto nel volume è vero? Oppure, come provano a dire sostenitori ranucciani dalle bandiere pro -pal sparsi sui social, le vicende sentimentali sarebbero romanzate e rappresenterebbero una cornice funzionale al racconto? Fosse tutto vero, sarebbe grave, per i motivi già espressi. Fosse invece parto di fantasia romanzesca, in un libro biografico e come tale presentato, si porrebbe un non banale tema di credibilità.
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