Commissione Covid, per Arcuri i grillini vogliono l'audizione senza giuramento e con lo "scudo"
La Commissione Covid sta diventando un vero incubo per le truppe pentastellate e 1 per il suo leader, Giuseppe Conte, che ne fa parte. D’altronde, hanno cercato sin dall’inizio, anzi, ancora prima che nascesse, di ostacolarla.
Nessuno mi può giudicare: il disastro della gestione Conte
Già nell’aprile 2023, quando in parlamento si stavano definendo i compiti di questa commissione d’inchiesta, i grillini abbandonarono l’Aula per protesta. Pochi mesi dopo, quando fu istituita, Conte espresse tutto il suo disappunto: «È un atto di vigliaccheria», disse. Vietato porre sotto la lente di ingrandimento gli anni della pandemia e la sua gestione da parte del governo giallorosso (oltre all’avvocato del po- ' polo a Palazzo Chigi c’era il piddino Roberto Speranza, allora in Articolo 1, al ministero della Salute). L’ultimo tentativo di dribblare la ricerca della verità è arrivata ieri, nella seduta dell’ufficio di presidenza della Commissione.
Egregio Presidente Conte, non speri che Il Tempo si stanchi
Le opposizioni, M5S in testa con il loro capogruppo Alfonso Colucci, , hanno chiesto che l’audizione dell’ex commissario straordinario per il Covid, Domenico Arcuri, prevista per fine giugno, avvenga in una modalità nuova. Non come tutti coloro che in questi anni hanno sfilato come testimoni per raccontare quanto ricordavano di quel periodo. No, per Arcuri il Movimento 5 Stelle ha chiesto un trattamento di favore, in virtù della «carica che ha ricoperto». I 5 Stelle avrebbero voluto ascoltarlo in modalità di «libera audizione» e non «a testimonianza». Cosa significa? Semplice: l’ex commissario non sarebbe vincolato a dire la verità, non incorrendo così in una possibile falsa testimonianza.
Fratelli d’Italia, ovviamente si è opposta. La capogruppo in commissione, Alice Buonguerrieri, ha insistito per proseguire con l’audizione «a testimonianza» e ha chiesto al presidente Marco Lisei, come avvenuto per gli altri auditi sentiti più volte, anche sul tema scottante delle mascherine, di garantire che Arcuri riferisca su «fatti nuovi». Colucci, dal canto suo, ha replicato contestando che in questo modo si volesse limitare il perimetro dell’audizione del dottor Arcuri, mettendo in atto, così, una «forma di censura». Il presidente Lisei non ha potuto accogliere la richiesta del M5S, che avrebbe creato un precedente. La «libera audizione», infatti, è un trattamento che non è stato riservato agli altri auditi.
La domanda che si sono fatti i commissari di FdI è la seguente: per quale motivo i grillini chiedono un’audizione "protetta"? Si chiedono se sia un modo per svicolare alle domande che gli saranno poste.
Una di queste la anticipa già Buonguerrieri: «Durante la pandemia, Consip e Protezione Civile avevano le competenze e l'organizzazione necessarie per continuare a occuparsi degli acquisti dei dispositivi sanitari. Lo ha confermato ieri sera in audizione in commissione Covid l’ingegner Cristiano Cannarsa, già ad di Consip. Eppure il governo Conte decise di creare una struttura commissariale e affidare tutti gli acquisti, per svariati miliardi, a Domenico Arcuri. Si tratta di una precisa scelta politica: esautorare la naturale società preposta, con garanzie di trasparenza e di controlli sugli acquisti, per assegnarne le attività ad altro soggetto con poteri straordinari e senza controlli. Perché?
Una domanda che risalta ancora di più dinnanzi ad altri elementi emersi martedì».
In quella seduta è stato ascoltato anche il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, il quale ha spiegato come l’Anac non avesse la possibilità di fare controlli sugli acquisti della struttura commissariale. Questa inerzia obbligata dell’Autorità andò avanti per tutto il 2020. Eppure a quel periodo risale il maxi appalto Covid da 1 miliardo e 251 milioni circa, la commessa più grande della storia d’Italia, quella che ha condotto all’importazione delle mascherine non a norma. La musica- si fa per dire - cambiò nel dicembre di quell’anno quando Arcuri - ha raccontato Busia chiese l’attivazione di un protocollo divigilanzacollaborativa. In pratica la stazione appaltante acconsentiva a sottoporsi spontaneamente alle verifiche di Anac su determinate procedure di gara. Anche su questi fatti sarà chiamato a rispondere Arcuri in Commissione.
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