Stragi di mafia, archiviate le accuse a Berlusconi e Dell'Utri. Marina: "Stop a teorema costruito sul fango"
Il Tribunale di Firenze ha archiviato le accuse nei confronti dell'ex braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri, nell'inchiesta della Procura di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993-94. La gip di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l'archiviazione di uno dei fondatori di Forza Italia, assistito dall'avvocato Francesco Centonze, rilevando l'assenza di "elementi concreti" sui "contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell'Utri". Il decreto di archiviazione risale a oltre 5 mesi fa, fatto questo messo in risalto dalla primogenita del Cav, Marina. "Stupisce, e molto, che il decreto risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l'esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?". La presidente della holding di famiglia Fininvest e della casa editrice Mondadori, ricorda come sia "la sesta volta che l'assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri. È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico". Nella dichiarazione rilasciata dopo l'uscita della notizia, Marina Berlusconi rimarca come resti "il fatto che tutto questo accanirsi su una tesi insensata, e cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia, ha alimentato trent'anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Ma alla fine ha prodotto soltanto una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali". "La verità storica - aggiunge quindi - è totalmente diversa: mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia. Sono stati i governi Berlusconi a rendere stabile il carcere duro per i boss mafiosi, a introdurre il primo Codice antimafia e a istituire l'Agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali". La manager e imprenditrice parla di "fatti tanto concreti quanto inconfutabili". "Tutto il resto - attacca - è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti". Il pensiero, poi, volge al padre scomparso 3 anni fa: "Ora che non c'è più, chi potrà mai restituirgli il tempo trascorso sotto il peso di queste accuse, terribili e infondate? E qualcuno risponderà mai del falso spacciato per vero? La mia speranza, oggi, è che sia davvero l'ultima volta che mi trovo costretta a sollevare pubblicamente queste domande. Di certo, dentro di me, non smetterò mai di pormele. Perché il tempo passa, ma la cicatrice dell'ingiustizia resta per sempre". In conclusione, Marina Berlusconi prende "spunto" dalla vicenda per tornare sul dossier giustizia e sul referendum relativo alla separazione delle carriere bocciato a fine marzo: "L'incredibile storia dell'inchiesta di Firenze mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana e conferma anche che la sconfitta del referendum è stata un'immensa occasione perduta per il nostro Paese". Ed è qui che arriva il messaggio alla politica: "Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall'assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un'emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata".
Nelle scorse settimane Forza Italia aveva preannunciato di essere al lavoro per predisporre una proposta di legge sulla responsabilità civile dei magistrati, e anche Matteo Salvini ha rilanciato sul tema ("la Lega è determinata ad approvarla entro fine legislatura"). In FdI, tuttavia, si registra una certa freddezza. La legge elettorale, e non più la giustizia, è d'altronde la priorità della premier Giorgia Meloni, che comunque avrebbe sentito Marina Berlusconi dopo la notizia dell'archiviazione, poi commentata con una nota ufficiale in cui ha spiegato come questa rappresenti "l'ennesima conferma di una verità storica e giudiziaria incontrovertibile: dopo decenni di indagini e processi, si chiude anche quest'ultimo capitolo con l'unica conclusione possibile, ovvero l'assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata". Per l'inquilina di Palazzo Chigi e leader di FdI, "per trent'anni un'intera comunità politica, è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali. I fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra: quel dubbio non aveva fondamento allora e non lo ha oggi. Il centrodestra italiano non si fonda sull'illegalità. E', ed è sempre stato, una forza della legalità e per la legalità in Italia".
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