I medici della vergogna. Il «sistema» dei camici per evitare i rimpatri ai clandestini
Oltre cento casi in diverse regioni e decine di medici coinvolti. Si estende l’indagine partita dalla Procura di Ravenna sui certificati di inidoneità al trattenimento nei Cpr rilasciati a cittadini stranieri dopo le visite sanitarie. Il fascicolo, nato attorno ad alcuni medici del reparto Malattie infettive dell’ospedale civile di Ravenna, non sarebbe più confinato all’Ausl locale. Dopo le perquisizioni e le misure cautelari di sospensione dalla professione disposte nel febbraio 2026, gli accertamenti sarebbero stati allargati ad altre province. Secondo l’impostazione investigativa, gli indagati ravennati sarebbero stati in contatto con diverse decine di medici in tutta Italia. Il punto di collegamento sarebbe una bozza di modulo di certificato medico di inidoneità elaborato dalla Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni, non coinvolta nelle indagini, utilizzato nei casi già finiti sotto inchiesta. La Procura ha contestato la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e l’interruzione di pubblico servizio. Il caso Ravenna sarebbe, quindi, il punto di partenza di una rete più ampia, nella quale il giudizio medico sul trattenimento nei Cpr viene letto dagli inquirenti come possibile leva per impedire l’esecuzione dei provvedimenti amministrativi. Lo schema ipotizzato è quello di un intervento sanitario piegato a una finalità estranea alla certificazione: sottrarre i migranti al circuito dei rimpatri attraverso attestazioni di inidoneità.
E adesso nel mirino ci sarebbero oltre cento nuovi episodi. Le verifiche riguardano più regioni e puntano a ricostruire se il modello ravennate sia stato replicato altrove, con gli stessi moduli, gli stessi criteri e gli stessi contatti professionali. L’ipotesi investigativa è che l’attività non si sia esaurita in singole valutazioni mediche, ma abbia seguito una linea comune riconducibile alle posizioni personali dei professionisti coinvolti e alla loro contrarietà al sistema dei Cpr. I referti di inidoneità sarebbero stati redatti utilizzando modelli prestampati tratti anche da pagine web del movimento «Mai più lager - No ai Cpr». Alcuni stranieri, dopo avere ottenuto un certificato di inidoneità al trasferimento in un Cpr, sono stati successivamente denunciati o arrestati per altri reati. Un primo caso è quello di S.M.L., cittadino guineano, dichiarato inidoneo il 10 luglio 2025. Il 20 agosto è stato arrestato per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e lesioni personali, oltre che deferito per possesso di oggetti atti a offendere. Il 17 settembre è stato deferito per rapina. Il 16 ottobre è stato deferito per furto e possesso di oggetti atti a offendere. Il 5 novembre è stato deferito per atti persecutori. Dopo una seconda dichiarazione di inidoneità al Cpr, arrivata il 2 dicembre 2025, il primo gennaio 2026 è stato arrestato in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale e deferito per rifiuto di fornire le generalità e inosservanza del divieto di ritorno nel comune di Ravenna. Un altro caso è quello di S.F., cittadino bangladese, dichiarato inidoneo al Cpr il 7 maggio 2025. Il 26 luglio è stato arrestato per atti persecutori e deferito per furto aggravato. La nuova fase dell’indagine, dunque, punterebbe a stabilire quanti certificati siano stati rilasciati con lo stesso schema, quanti medici abbiano utilizzato lo stesso modulo e quante decisioni di inidoneità abbiano inciso sull’esecuzione dei trattenimenti dei migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri.
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