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Dalla Flotilla alle piazze, la tensione rossa che scuote la società

Pietro De Leo
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L’azione della Marina israeliana che ha fermato alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla ha sollevato le proteste delle cancellerie internazionali, Italia compresa. Che fa quel che è di prammatica in questi casi: da un lato stigmatizzare un’iniziativa avvenuta in acque internazionali, dall’altro però avere il pragmatismo di condurre un’azione diplomatica, con l’Unità di crisi della Farnesina che si è messa subito in moto per riportare gli attivisti in Patria (sono 22 gli italiani coinvolti) sani e salvi. Così come avvenuto nell’autunno scorso. Tuttavia, la protesta pro-Pal si è subito rimessa in moto. Per carità, scendere in piazza è sempre legittimo. Ma i toni, quelli, vanno osservati.

Nelle ore immediatamente successive alla notizia del blocco della Flotilla si è diffuso un tam-tam social con lo slogan: “Insorgiamo, Resistiamo, Blocchiamo tutto”, per chiamare a delle manifestazioni simultanee. Ecco, se si pensa all'intenzione di manifestazioni pacifiche, i verbi sono altri. Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova scrive sui suoi social: “Vogliamo lo sciopero generale, dobbiamo bloccare di nuovo tutto”. L’account dei giovani palestinesi, nel primo pomeriggio di oggi, ha annunciato: “bloccato l’hub logistico di Beta Trans a Milano Segrate”. Insomma, il clima è quello lì: bloccare tutto, chiamare alla mobilitazione generale, “insorgere”.

Un richiamo non certo tranquillizzante. Il 25 aprile abbiamo visto un affioramento delle tensioni, sia a Milano, dove la parte degli estremisti rossi e pro-Pal del corteo per la Liberazione si è scagliata contro la delegazione della Brigata Ebraica, sia a Roma, dove un 21enne di religione ebraica ha sparato dei pallini di plastica contro due attivisti dell’Anpi che avevano al collo i fazzoletti. È la dinamo dell’odio, che purtroppo si autoalimenta.

E tutto questo si innesta con quanto ribolle nell’universo anarchico. Appena un mese fa due militanti sono morti a Roma, a seguito di un’esplosione accidentale avvenuta mentre confezionavano artigianalmente un ordigno. E proprio ieri il Ministero della Giustizia ha rinnovato il regime del 41-bis per Alfredo Cospito, condannato per una gambizzazione e per un attentato (per fortuna) fallito che poteva causare una strage. Dunque ecco che certi messaggi intorno alla protesta per la Flotilla non sono semplicemente degli slogan, ma rischiano di essere dei detonatori.

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