Meloni masterclass in comunicazione
Vicino/lontano, caldo/freddo. No, amici lettori, non sono impazzito, non sto affastellando concetti a caso: sto sintetizzando le caratteristiche della buona o della cattiva comunicazione politica.
È efficace una comunicazione “vicina e calda”, mentre è per definizione sbagliata una “lontana e fredda”. Ecco, i tredici minuti del video diffuso ieri da Giorgia Meloni sul referendum sono - appunto - “vicini e caldi”: la premier ha saputo rendere le tecnicalità delle riforma in modo semplice, e soprattutto le ha avvicinate ai cittadini in due sensi. In primo luogo, ha usato parole comprensibili per tutti: non una sola frase di Meloni può essere risultata non chiara anche al più semplice o distratto dei suoi ascoltatori.
In secondo luogo, ha fatto capire a tutti che la riforma della giustizia non è un affare per specialisti, non è un gioco di potere tra magistrati e avvocati, ma è una questione che può avere un impatto reale sulla vita di ciascuno di noi. Resta un po’ di amaro in bocca a noi sostenitori del Sì. Con l’eccezione de Il Tempo, che vi ha proposto casi e storie di malagiustizia capaci di parlare al cuore di tutti dal primo minuto di questa campagna, finora - con rare e positive eccezioni - i Comitati per il Sì hanno proposto una campagna troppo spesso “lontana e fredda”: molti algidi tecnicismi, argomentazioni razionali ma spesso lontane dal vissuto delle persone, la sensazione di interventi “dalla cattedra”, magari autorevoli e competenti, ma con scarsa capacità di avvicinarsi alle persone comuni.
Al contrario, pur sparando balle sesquipedali e menzogne a raffica, il No ha compiuto - dal suo punto di vista - una scelta efficacissima: l’ha subito buttata in politica, ha parlato alla pancia degli odiatori del governo, ha intimidito le persone di sinistra disponibili a votare Sì, ha creato un clima di mobilitazione. Rozza, orrenda, giustizialista: ma pur sempre mobilitazione.
Da questo lato, si è dovuta attendere la giornata di ieri, 9 marzo, e il masterclass in comunicazione della Meloni, per voltare pagina. Meno male che Giorgia c’è.
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