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Propalopoli, il nipote di Hannoun e i “campeggi” dell'odio contro Israele

Foto: Lapresse

Edoardo Romagnoli
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«L’Intifada necessita di due braccia unite assieme, il braccio popolare che appoggia la sua attività e il braccio militare che precede l’Intifada e lo spirito di opposizione». Poche righe contenute in un documento sequestrato nei primi anni Duemila durante la seconda Intifada, presso la sede di una delle associazioni caritatevoli di facciata, in cui viene descritto come dovrebbe strutturarsi l’Intifada (da tradursi letteralmente come la «resistenza»). In questo senso Mohammad Hannoun si sarebbe occupato della parte «popolare»: raccogliere fondi, coordinarsi con le varie associazione in giro per l’Europa e trovare persone per distribuire i soldi una volta giunti a destinazione. Per quest’ultima attività avrebbe coinvolto anche il nipote Mohammed Awad che, proprio per il suo ruolo, è stato arrestato a Ramallah nel dicembre del 2012.

 

 

«(...) Ho ricevuto la lista da mio zio Muhammad che mi aveva chiamato a dicembre 2012 e mi aveva detto che c’era un importo di 200mila shekel che mi sarebbe arrivato ed io avrei dovuto distribuirlo ad attivisti e prigionieri affiliati ad Hamas detenuti in Israele in quel periodo» si legge in un verbale di interrogatorio del 2013. La conversazione continua con l’ingegnere giordano che anticipa al nipote che entro tre giorni sarebbe stato contattato da qualcuno che gli avrebbe consegnato nomi e numeri di telefono dei "beneficiari". E in effetti due giorni dopo viene contattato da un uomo che gli chiede di incontrarlo nell’area di Al-Baloua a Ramallah. Una volta lì però l’uomo si rivelò essere un agente della sicurezza preventiva dell’Autorità palestinese e Awad viene arrestato. Ovviamente l’arresto non lascia indifferente Hannoun che non si limita a prendere le difese del parente ma definisce onorevole l’attività che gli viene contestata. «Lavorare per Hamas porta onore (...) Onore a coloro che innalzano in alto la bandiera verde» si legge in una intercettazione.

 

 

Nelle carte dell’inchiesta emergerebbe come fra le associazioni che raccoglievano soldi da inviare ad Hamas ci sarebbe anche quella dei Giovani Musulmani. Negli uffici dell’associazione sono state rinvenute video cassette che mostrano dei bambini sul palco vestiti con uniformi da "ninja", il volto coperto e dei giocattoli che assomigliano a lanciarazzi. Uno dei tanti spettacoli organizzati nei "campeggi" dove i giovani venivano indottrinati all’odio verso Israele, con un esplicito riferimento al sangue dei martiri e al plauso delle madri che hanno offerto i propri figli in "sacrificio".

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