
Trump "copia" Meloni: El Salvador come l'Albania, vicino l'accordo sui migranti

Dopo un fine settimana all’insegna dello scontro, durante il quale il presidente americano, Donald Trump aveva ordinato l’imposizione di dazi del 25% su tutti i prodotti colombiani dopo che il presidente Gustavo Petro aveva impedito l’atterraggio nel suo Paese a due voli militari statunitensi che trasportavano i migranti, non solo c’è stato il passo indietro da parte di Bogotà (e dunque la sospensione dei dazi da parte di Washington) ma ieri due aerei del governo colombiano si sono messi in volo verso gli Stati Uniti per prelevare i migranti espulsi per aver attraversato illegalmente il confine meridionale.

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Non si ferma dunque la lotta senza sconto all’immigrazione clandestina messa in atto dal tycoon sin dal primo giorno del sui insediamento e che in una sola settimah aha fatto registrare nel solo Messico oltre quattromila rimpatri. E non è finita qui. L’amministrazione Trump sta discutendo un accordo di asilo con il governo di El Salvador che consentirebbe agli Stati Uniti di deportare i migranti di Paesi terzi nella piccola nazione centroamericana. Un po’ il «modello Albania» ideato dal governo di Giorgia Meloni. Il protocollo «Safe Third Country», come è stato denominato, autorizzerebbe i funzionari dell’immigrazione di Washington a deportare a El Salvador, designato appunto come «Paese terzo sicuro», gli stranieri che cercano di entrare negli Stati Uniti. Costoro si vedrebbero quindi negatala possibilità di chiedere asilo in Usa e sarebbero costretti a domandarlo alle autorità salvadoregne, che avevano già siglato con la prima amministrazione Trump un’intesa simile, che però non fu mai applicata e finì per essere rescissa dall’ex presidente Joe Biden. Un accordo con un paese terzo sicuro potrebbe rappresentare una svolta significativa per i piani del presidente Usa, la cui aggressiva politica contro l’immigrazione illegale dall’America Latina si sta scontrando con la resistenza di alcuni Paesi di provenienza dei clandestini, in particolare il Venezuela, ad accettare il rientro dei loro cittadini espulsi. Trump ritiene particolarmente urgente l’espulsione dei presunti membri di Tren de Aragua, l’organizzazione criminale venezuelana che il presidente degli Stati Uniti intende designare come gruppo terroristico.
Non è chiaro come i gangster deportati verrebbero gestiti dal governo dell’attuale presidente salvadoregno, Nayib Bukele, diventato popolarissimo sia tra i suoi cittadini che tra i conservatori Usa perla dura repressione dei famigerati cartelli mafiosi locali, tra cui la temuta MS-13, stroncati con incarcerazioni di massa che hanno suscitato le critiche degli attivisti per i diritti umani. I due leader hanno avuto una conversazione telefonica giovedì scorso e hanno discusso come «lavorare insieme per fermare l’immigrazione illegale e reprimere le gang transnazionali come Tren de Aragua». Il nuovo segretario di Stato Marco Rubio, che ha giurato di fare della stretta sull’immigrazione una priorità assoluta, questa settimana partirà per un viaggio nell’America Centrale e tra le tappe dovrebbe esserci anche El Salvador.
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