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Aviaria, allarmismi deleteri ma il finale "non è scontato": quali sono i rischi

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Una pandemia da influenza aviaria H5N1, a così breve distanza da Covid, potrebbe verificarsi davvero? «Non è un finale scontato. La ritengo possibile, non so quanto probabile. Sono 20 anni che questo virus circola. Ora circola più frequentemente nei mammiferi, è vero, però si adatterà all’uomo tanto da essere trasmesso in maniera efficiente da persona a persona? Non lo sappiamo. E, pure se fosse, manterrà questa virulenza una volta che si trasmettesse da persona a persona? Gli allarmismi» senza elementi chiari «sarebbero deleteri. Gridare ’al lupo, al lupo' fa sì che nel momento in cui qualcosa succede davvero nessuno ci crede. Questo è da evitare, anche perché oggi non è che la gente debba fare qualcosa» per scongiurare eventuali rischi, «o debba spaventarsi per qualcosa particolare. Quello che è importante è che chi deve occuparsene sia pronto».

 

 

Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, guarda agli scenari futuri. E, all’Adnkronos Salute, traccia un quadro di quello che potrebbe accadere adesso, con il virus che circola sempre di più nei mammiferi, come le mucche da latte negli Usa. «Intanto - analizza - quello che conta è che» chi si dovrà eventualmente occupare della gestione di un evento simile «faccia ciò che bisogna fare per renderci pronti e non essere un passo indietro rispetto magari ad altri Paesi. Il problema oggi è, da una parte, evitare l’allarme e dall’altra essere preparati perché non c’è una scadenza delle pandemie», avverte l’ex Dg Prevenzione del ministero della Salute e super esperto di malattie infettive dell’Iss (Istituto superiore di sanità). «Potrebbe succedere un anno o il mese dopo, tanto più che si tratta di virus diversi: Covid era un coronavirus e questa sarebbe un’influenza. Però non è detto neanche che sia H5N1 la causa della prossima pandemia. Se si ricorda, nel 2009 tutti si aspettavano una pandemia d’origine aviaria che venisse da Est e arrivò una pandemia d’origine suina da Ovest. Non fu gravissima, gli anziani erano protetti».

 

 

Quindi, conclude Rezza, «diciamo che l’epilogo pandemico non è ancora scritto, non è scontato, perché non abbiamo per ora un’evidenza di trasmissione dell’infezione da persona a persona. Il virus non sembra aver fatto quelle mutazioni che lo adattano del tutto all’uomo. Certo, ci sono notizie del fatto che ha circolato prima in un mammifero e dopo in un altro, c’è stato il caso umano segnalato negli Usa, il monitoraggio in corso su altre persone. Di fronte a tutto questo, le domande ci sono. Ma è una fase in cui non ci si deve sbilanciare, non per motivi diplomatici o per essere cauti, ma perché non ci sono degli elementi per dire che c’è una trasmissione in atto o escluderla. È logico che chi deve occuparsene deve avere la massima attenzione, non c’è dubbio. Bisogna continuare a monitorare. Il caso di trasmissione interumana può anche verificarsi, ma se il virus non è ben adattato e non si trasmette in maniera efficiente da una persona all’altra, non avremo una trasmissione sostenuta». Il quadro «si dovrebbe definire e allora vedremo. Si dovrebbe pure, a un certo punto, chiarire il nodo dei casi sospetti. Per ora ci sono tutta una serie di domande che chiedono ancora delle risposte».

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