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tutti contro

Toscana, esplode la guerra sinistra a Draghi. Il Pd non vuole la base militare a San Rossore: "Area protetta"

Una nuova base militare, per provare ad arginare le imprevedibili conseguenze della guerra in Ucraina, per formare al meglio i nostri soldati o la rivalutazione di un'area verde tra le più importanti in Toscana, sottoposta a vincoli e gestita da un ente pubblico?

Nella regione rossa per eccellenza è scoppiata una polemica tutta interna alla sinistra. Tema della contesa, la tenuta di San Rossore, un meraviglioso ed incontaminato angolo di natura a metà strada tra Pisa e Lucca. I primi a schierarsi contro questa ipotesi, portata avanti dal governo Draghi, sono stati gli attivisti di Italia Viva. “Con decreto del Presidente del Consiglio del 14 gennaio 2022 è stata dichiarata opera destinata alla difesa nazionale la nuova sede del gruppo intervento speciale, del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti Tuscania e del centro cinofili. Poche parole che nascondono un grosso intervento, una specie di cittadella militare”.

Per Legambiente la nuova base “avrà una dimensione di circa 70 ettari di un terreno pieno di boschi, per esigenze militari inconciliabili con gli obiettivi per cui è stato costituito l’Ente Parco”. Ma le associazioni ambientaliste non sono state le sole a prendere la parola. A livello politico, il primo a far rumore sulla vicenda è stato il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che ha già presentato un'interrogazione sia al Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini che al Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. L'ex governatore toscano Enrico Rossi non ha usato giri di parole, bollando l'ipotesi come “uno scempio”.

Il Pd ha nicchiato fino a ieri, quando ha finito per prendere una posizione. Netta e contraria alla decisione dell'esecutivo. “Non è sostenibile per il territorio – ha tuonato il capogruppo dei Dem in consiglio regionale, Vincenzo Ceccarelli - Si tratterebbe di oltre 440mila metri cubi di nuove edificazioni, all’interno del Parco, su una area di oltre 70 ettari, con villette a schiera, poligoni, edifici, infrastrutture di addestramento, magazzini e altro. Con tutto il rispetto per la sicurezza nazionale, sono finiti i tempi nei quali si poteva pensare da Roma di realizzare un intervento in un’area di elevato pregio ambientale, derogando a tutte le leggi di tutela, scavalcando completamente le istituzioni”. Una partita a scacchi che si annuncia lunga e complessa.

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