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Otto e mezzo, il coming out di Draghi sul Quirinale manda tutti in tilt: "Ha ragione la Meloni"

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C'è stupore per il "coming out" di Mario Draghi nello studio di Otto e mezzo, la trasmissione condotta mercoledì 22 dicembre da Lilli Gruber su La7. Le parole del premier che molti hanno letto come una fuga in avanti sulla sua possibile elezione a presidente della Repubblica scatenano Marco Travaglio. 

 

Draghi è apparso "pimpante, sicuro di sé, sempre con quell'arietta da Maria Antonietta che nulla lo tange. Troppo sorridente e spensierato rispetto alla catastrofe sanitaria che rischiamo" dice il direttore del Fatto. "Ho capito che si è candidato al Quirinale, ha parlato al passato del governo che ritiene concluso. Oltre tutto ha detto bugie, bianche o nere che siano, sulla riforma dell'Irpef, per esempio. Ha detto di essere un nonno a servizio delle istituzioni, penso che secondo lui sono le istituzioni a servizio del nonno" è il commento di Travaglio. 

 

La conferenza stampa di fine anno ha l'effetto di spingere il direttore de La Stampa Massimo Giannini a dare ragione a Giorgia Meloni. "Draghi è apparso forse troppo sciolto, vista l'emergenza sanitaria. Si è spinto troppo oltre, o siamo tutti scemi o è chiaro che si sia candidato al Quirinale. Ha ragione la Meloni quando dice che è una conferenza stampa da fine mandato: ha detto che ha gettato le basi per la fine della pandemia e il Pnrr, le cose che gli aveva chiesto Sergio Mattarella". Insomma, c'è "stupore per come Draghi si sia esposto, anche i partiti sono stati spiazzati. Ora devono decidere la strategia. È difficile dirgli di no, ma anche di sì. La sintesi: o mi votate al Colle, o cade pure il governo".

 

Siamo davanti a una specie di coming out, dice Lilli Gruber. Ora si apre la partita per il Colle. "Deve trovare i voti, se si candida con questa perentorietà ci deve provare alla prima votazione - dice Travaglio - Oggi è il super favorito ma per prendere quei voti deve convincere centinaia di peones che il governo va avanti. Ha detto che lo auspica, ma quelli vogliono 'carta canta'... Se ho capito la battuta del nonno, l'esperienza del premier è finita: o va al Quirinale o ai giardinetti...". 

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