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"Devo essere libero di dire il ca**o che voglio". E così Fedez oscura i lavoratori

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Federica Pascale
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Ieri era la Festa dei Lavoratori e come ogni anno si è svolto il concertone del primo maggio, un evento storicamente politicizzato ma che, a parte i colori politici, è amato da tanti italiani e soprattutto da tanti lavoratori che semplicemente amano festeggiare a suon di musica. Questo articolo però non parlerà di musica, e nemmeno di spettacolo. Parlerà, invece, di Fedez e del suo monologo che ha scatenato un clima d’odio e imbestialito buona parte degli ascoltatori che tutto volevano fare tranne che sentire l’ennesimo comizio.

 

 

Parte di questo monologo è giustamente dedicata ai lavoratori dello spettacolo. “Caro Mario” dice con tono canzonatorio Fedez, riferendosi al Presidente Draghi, “non dico qualche soldo, ma almeno qualche parola” in difesa del settore. Forse non proprio quello che avevano in mente i lavoratori dello spettacolo, che invece di aiuti economici ne avrebbero bisogno. Ma questo non è un problema di Fedez, che dopo qualche battutina passa velocemente al fulcro del monologo: l’attacco politico. “È la prima volta che mi è successo di inviare un testo di un mio intervento perché doveva essere messo al vaglio per approvazione da parte della politica. Approvazione che purtroppo non c’è stata in prima battuta.” Inizia così lo scempio. Il cantante parla del Ddl Zan, che nulla ha a che vedere con il contesto in cui si trova, e pretende di fare politica da un palco pubblico sbraitando se il suo discorso viene obiettato. Lui è Fedez, ha milioni di followers, deve parlare liberamente e divulgare le proprie idee a tutta Italia. “Dai vertici di Rai 3 mi hanno chiesto di omettere dei nomi, dei partiti e di edulcorarne il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino però alla fine mi è stato dato il permesso di potermi esprimere liberamente.”

 

E parte così una carrellata di citazioni di esponenti leghisti. Frasi da condannare, sia chiaro. La libertà di amare chi si vuole, donna o uomo che sia, non è oggetto di discussione. Lo è piuttosto lo strumentalizzare la propria visibilità e i canali televisivi pubblici per orientare il pensiero dei giovani su un testo legislativo complesso, che merita la giusta attenzione. Andrea Ostellari, Simone Pillon, Jacopo Coghe. Tutti chiamati in causa, alla gogna. Partendo dalle frasi violente di alcuni individui, che non rappresentano evidentemente l’intero partito della Lega, si arriva a coinvolgere tutti coloro che obiettano il DDL Zan in un calderone liberticida nel quale vengono fiondati senza possibilità di replica. Tra l’altro, nonostante la concessione “artistica” ottenuta dalla Rai, per la quale ci dispiacciamo, Fedez rincara la dose e subito dopo l’esibizione musicale, pubblica su Twitter (e non su Instagram, scelta oculata da attenzionare) un video che lo ritrae mentre si arrabbia al telefono proprio con un dirigente Rai e altri individui non identificati. 

 

 

Durante la telefonata, registrata e tagliuzzata ad hoc per sensazionalizzare il tutto, si definisce editorialmente inopportuno il monologo e si invita a non fare nomi e cognomi, evidentemente per evitare le conseguenti querele per diffamazione. “Io ritengo inopportuno il contesto” interviene la vicedirettrice di Rai 3, Ilaria Capitani, che però si scontra con la vanità di Fedez che afferma “io sono un artista” e “io su un palco devo essere libero di dire il cxxxo che voglio”. No, Fedez, non puoi. La Rai è un’emittente pubblica, presta un pubblico servizio sostenuto da risorse pubbliche. È soggetta a un concetto di pluralismo più stringente rispetto ad altre emittenti. Il palco è finanziato dalla Rai, finanziato da tutti gli italiani, anche da quelli che non la pensano come te e che hanno il diritto di celebrare la Festa dei Lavoratori ascoltando buona musica, non le tue idee.

 

Forse sarebbe stato opportuno parlare, ad esempio, dei diritti dei lavoratori di Amazon, che recentemente hanno scioperato per denunciare turni di lavoro troppo lunghi, precariato e grandi disagi fisici e psicologici. Questo però non era possibile perché non avrebbe giovato né a Fedez né al suo network, ai brands di famiglia, visto che sia Fedez che la moglie Chiara Ferragni hanno un contratto con Amazon che ospita sulla propria piattaforma streaming serie tv e documentari sulla coppia. Se Fedez avesse continuato a fare musica e ad esprimersi attraverso i propri canali social, avrebbe potuto parlare di libertà. In questo caso, invece, si parla di rispettare le idee e le sensibilità altrui. Fedez è libero di pensarla come crede, anche di renderlo noto, ma non di urlarlo da un palco pagato con soldi pubblici e soprattutto non adibito a questo scopo. 

 

L’eccesso di protagonismo, che rimprovera ad Ostellari, lo convince che mettere da parte i lavoratori, nel giorno della loro Festa, in piena crisi economica, sia la scelta più giusta. Vincente, sicuramente, perché gli permette di avere quel seguito social tanto agognato che rimpinguerà le sue tasche, tramite i posts ma anche tramite le vendite della sua nuova linea di smalti da promuovere ad ogni occasione. Fedez e la sua consorte Chiara Ferragni, tra una borsa di Vuitton e una sneaker con simboli satanici, si preoccupano delle vendite ma recentemente anche di volontariato (ricordiamo la beneficienza umilmente fatta da Fedez in Lamborghini) e di politica. Per carità, è ovviamente lecito, ma tocca anche prendersi la responsabilità di trattare temi tanto sensibili con la dovuta attenzione, visto il seguito dei due influenzers. Attraverso i social, senza contraddittorio, si alimentano divisioni e asti su un testo di legge da non sottovalutare e che andrebbe discusso nelle giuste sedi. “Mi assumo tutte le responsabilità e le conseguenze di ciò che dico e faccio” dice Fedez dal palco, e fa bene perché di conseguenze ce ne saranno tante, nessuna delle quali gioverà ad un dibattito sano e costruttivo sul Ddl Zan.

 

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