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Immunità, arriva lo stop di An: «Non ora»

Riunione del vertice del partito di Fini: «Sì soltanto al lodo Maccanico, non torniamo al '93»

Quando tutti i vertici del partito, compreso il vicepremier Gianfranco Fini che era tornato in tempo da Bruxelles, si incontrano nella sede di Alleanza nazionale in via della Scrofa per una riunione che durerà un'ora e mezza e che fisserà i paletti della destra all'immunità. La linea di An dunque è «sì all'immunità, no all'impunità». In altre parole d'accordo con il lodo Maccanico esteso anche agli esponenti del governo ma niente ripristino dell'immunità parlamentare così come era in vigore nel '93 (come chiede insistentemente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). Almeno per ora. In futuro si vedrà: sì al via libera ma «ma solo se serve a restituire centralità, autonomia e indipendenza al Parlamento», sintetizza un ministro di An. Al termine, niente comunicato stampa, niente pubblicizzazione, consegna del silenzio per tutti (erano presenti oltre a Fini in ordine alfabetico: Gasparri, La Morte, Landolfi, La Russa, Mantovano, Matteoli, Nania, Storace, Urso) che comunque durerà almeno sino alla serata.
Forse è troppo poco per dire che si tratta di una crepa nella Casa delle Libertà. Ma sarebbero due i motivi che avrebbero portato alla presa di posizione. «Primo, esattamente dieci anni fa - spiega un esponente del governo - il Msi condusse una durissima battaglia per abolire l'immunità e oggi sarebbe difficile spiegare al proprio elettorato e non solo perché An si batte per reintrodurla. Secondo, troppo pericoloso introdurre questo tema in piena campagna elettorale».
Il centrosinistra è invece pronto a dare battaglia. Francesco Rutelli (Margherita) attacca: «L'Italia rischia di scivolare in un regime». No, quindi, al lodo Maccanico ritenuto un provvedimento ad hoc che ha lo scopo di bloccare il processo Sme. E annuncia: ricorreremo al referendum. Per Luciano Violante (Ds) «Berlusconi vuole spaccare il Paese ma noi non ci lasceremo trascinare nella rissa».
In commissione giustizia al Senato ieri è intanto cominciato l'esame del disegno di legge di attuazione dell'immunità parlamentare in cui dovrebbe essere inserito il lodo Meccanico. Il presidente della commissione Antonino Caruso (An) è favorevole all'estensione della sospensione dei processi per i ministri ed i giudici della Corte Costituzionale. Ma non ritiene possibile che con una legge ordinaria si possa reintrodurre l'immunità per tutti i parlamentari.
Occorre infatti un disegno di legge di revisione costituzionale che deve essere approvato con una doppia lettura dai due rami del Parlamento. Dello stesso parere è il relatore Gabriele Boscetto di Forza Italia. E Francesco Nitto Palma (anche lui di Fi) definisce «davvero pretestuoso» il dibattito che si è aperto sull'inammissibilità o meno dell'emendamento. Il parlamentare ricorda infatti che in occasione della riforma dell'immunità parlamentare nel '93 «venne aggirato il regolamento della Camera e vennero dichiarati ammissibili poi degli emendamenti che prima erano stati ritenuti inammissibili». E a riprova mostra gli atti dell'epoca.
Ma il clima rischia di farsi sempre più rovente. Sono tornati in piazza i girotondi davanti al Senato. «Saremo in centinaia - dice Silvia Bonucci, una delle leader romane del movimento girotondino - e saremo lì ogni volta che si discuterà di quella legge, ci adegueremo al calendario del Parlamento. Ci sono anche Nanni Moretti, oltre a Giovanni Bachelet, Lidia Ravera e Federico Orlando». È stato dispiegato anche uno striscione scritta: «Un'altra legge su misura».

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