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Ecco la lista dei disastri (possibili) del 2017

Ecco la lista dei disastri (possibili) del 2017

Da un possibile attacco nucleare della Corea del Nord a quella del Sud o anche ai nemici americani. Ma anche un improvviso tracollo dell'economia cinese (a oggi ancora locomotiva del mondo) fino a una guerra commerciale tra Usa e Pechino dopo l'arrivo di Donald Trump alla Casa bianca. E ancora un abbandono repentino, da parte dei grandi paesi come Cina e Russia, del dollaro come strumento di regolamento dei commerci internazionali. Sono i «cigni neri», gli eventi imprevedibili che ogni fine d'anno le banche d'affari elaborano per quello che si apre.
Sono fatti e circostanze improbabili che, nel caso in cui diventino realtà potrebbero scatenare reazioni impreviste e forti crolli sui mercati finanziari. Il Tempo ne ha raccolti nove tra i cigni neri pensati dagli analisti di Sociètè Generale, Saxo Bank e Forexinfo.it. La probabilità che gli eventi catastrofici si realizzino è praticamente nulla e quasi inesistente. Ma nelle decisioni di investimento della case d’affari, quelle che scommettono migliaia di miliardi sui mercati ogni anno, vanno comunque tenute in considerazione.
Almeno dal punto di vista delle possibili coperture e protezioni da prendere per preservare il valore degli asset acquistati. Difficile come detto che i cigni neri si traducano in realtà. Ma nel momento che viviamo anche le previsioni più azzardate rischiano di avere un grado di realizzazione molto più elevato che nel passato.
La Brexit, ad esempio, all’inizio dell’anno precedente era ritenuta un «cigno nero». La storia ha dimostrato il contrario.

1. La bomba di Kim Jong-un Secondo fonti non documentate, il discutibile leader nordcoreano Kim Jong-un sta lavorando per velocizzare l’avvio del suo programma di armi nucleari nel 2017 nel tentativo di sfruttare i cambiamenti di leadership in Corea del Sud e negli Stati Uniti. Kim avrebbe emesso una direttiva lo scorso maggio per completare lo sviluppo del programma nucleare entro la fine del 2017. Anche solo la minaccia di un attacco nucleare contro gli acerrimi nemici della Corea del Nord, primi su tutti gli Stati Uniti, causerebbe un caos forse mai visto prima - e non solo sui mercati finanziari. Il 9 settembre scorso i sismografi statunitensi hanno rilevato un’attività inusuale e attribuibile a un test nucleare sotterraneo. La bomba c’è.

2. La Cina si ferma La Cina è il consumatore più grande al mondo di materie prime, oltre che del greggio, e crea il 15% del Pil mondiale: qualsiasi crollo cinese farebbe barcollare l’equilibrio dei mercati finanziari mondiali. Anche un modesto rallentamento della crescita della Cina avrebbe un brusco impatto sulle materie prime e potenzialmente innescare un altro crollo. Per il crollo cinese Sociètè Genèrale prevede una possibilità del 25%. Cigno nero al contrario secondo Saxo bank: con un massiccio stimolo monetarie e fiscali, Pechino porta a termine la transizione a una crescita basata sui consumi, il Pil sale dell’8%. Il mercato azionario cinese diventa bersaglio di speculazioni e lo Shangai Composite Index raddoppia il valore superando quota 5.000.

3. Gentiloni non ce la fa C’è anche un cigno nero dedicato al corso politico italiano attuale. Un evento che rientra nei pericoli della nuova ondata di populismo in territorio europeo, e rappresentato dall’esito di possibili elezioni anticipate in Italia - dovute all’incapacità del Governo Gentiloni di procedere con il lavoro assegnato da Mattarella - potrebbero vedere il Movimento 5 Stelle salire al potere. Punto principale del programma dei pentastellati è da sempre il referendum sull’Euro, ovvero sull’adesione alla moneta unica e il ritorno alla lira. Una possibile vittoria del Sì al referendum sull’uscita dell’Euro innescherebbe nuove fasi di incertezza inesplorate. L’Italia rischierebbe una nuova impennata dello spread e dei tassi di interesse.

4. Il crollo del dollaro Il presidente Trump aumenta la spesa statale, incrementando ulteriormente i circa 20 trilioni di dollari del debito nazionale americano. Questo causerà il decollo della crescita americana e dell'inflazione, costringendo la Federal Reserve a intensificare gli aumenti dei tassi e con il dollaro americano che arriverà a quotazioni astronomiche. L'effetto cigno nero? I paesi correranno a cercare valute alternative e forme alternative di pagamento non legate a banche centrali in particolare alle "criptovalute" come il Bitcoin. Se il sistema bancario, nonché soggetti sovrani come Russia e Cina, proporranno di accettarla quale alternativa parziale al dollaro il Bitcoin, nel 2017, potrebbe salire dall'attuale livello di 900 sino a 2.100 dollari.

5. Trump taglia il sistema sanitario Il sistema politico americano ne ha gonfiata un'altra bolla nel sistema sanitario. Dal 1996 i prezzi dei farmaci insulinici sono cresciuti del 700% e continuano ad aumentare. La spesa sanitaria è circa il 17% del Pil a fronte di una media mondiale del 10% e una quota sempre maggiore della popolazione americana non può permettersi di pagare le proprie spese mediche. L'iniziale rally del settore sanitario iniziato subito dopo la vittoria di Trump si dissolverà velocemente nel 2017 quando gli investitori realizzeranno che la sua amministrazione non favorirà il sistema sanitario ma al contrario lancerà riforme radicali dello stesso, considerato improduttivo e costoso. Il valore azionario del comparto a Wall Street potrebbe sprofondare del 50%.

6. Le banche italiano si salvano Le banche italiane vanno meglio di tutte le altre europee. Appesantite da forti crediti in sofferenza in un’economia nazionale stagnante, è stata gettata un’ancora di salvezza non certo per considerazioni locali ma a causa del fatiscente sistema bancario tedesco. Le banche tedesche sono state coinvolte in una spirale negativa a causa del peso dei tassi di interesse negativi e del profilo troppo piatto della curva dei rendimenti. Parte il processo che consente al sistema bancario di ricapitalizzare e viene istituita una Banca Europea dei Crediti Deteriorati per ripulire i bilanci delle banche europee e fare ripartire il meccanismo del credito bancario. Le azioni delle banche italiane avranno un rally di oltre il 100%.

7. Populisti al governo Disordini politici e incertezza in tutto il mondo. L'ascesa del nazionalismo rappresenta una minaccia per la stabilità e l'esistenza stessa di molte istituzioni la cui esistenza è data per scontata, come ad esempio l'Ue. Il nazionalismo è una minaccia fondamentale per la sua integrità, tanto da aver portato commentatori illustri, tra cui il principe Carlo d'Inghilterra, a tracciare un parallelo tra l'attuale ascesa del nazionalismo e con quella del fascismo nel 1930. Sono eventi che sovvertono l'ordine mondiale esistente e scatenano guerre a livello globale. Una vittoria dell'estrema destra nei Paesi Bassi, in Francia con Marine Le Pen, e in Germania alle elezioni in programma per il 2017 potrebbe sancire la fine dell'Europa.

8. Addio all'austerity La sollevazione populista resa evidente nel 2016 con il referendum Brexit e la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, si diffonde in Europa. I partiti politici tradizionali riconoscono di non aver fatto abbastanza per rilanciare l'economia e abbandonano i loro programmi di austerità. Dopo un inizio difficoltoso, il piano Juncker è sulla buona strada ma l'importo globale di 630 miliardi di euro in sei anni è lungi dall'essere sufficiente. I leader europei annunceranno un'enorme emissione di obbligazioni europee, contro l'ostilità tedesca, all'inizio orientata verso progetti infrastrutturali per 1 bilione di euro. Obiettivo: rafforzare l'integrazione economica e attrarre capitali da investitori che abbiano ripreso fiducia nel futuro dell'Ue.

9. Risorge il protezionismo L'aumento del protezionismo, la fine del libero commercio e l'emergere di guerre commerciali potrebbero essere un'enorme fonte di preoccupazione e un grosso cigno nero per il 2017. Le politiche commerciali "protezionistiche" basate sui dazi e sulla lotta alla delocalizzazione produttiva costituiscono un caposaldo del piano del neoeletto presidente Usa, Donald Trump. Una delle maggiori preoccupazioni è che l'emergere di un'America protezionistica possa scatenare una guerra commerciale con la Cina e distruggere le alleanze commerciali esistenti. Questo avrebbe un impatto marcato sulla crescita economica mondiale e potrebbe anche innescare un lungo periodo di stagflazione (crescita bassa e alta inflazione).

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