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I Turchi di Pasolini, a Udine il teatro-specchio di Alessandro Serra

Udine, 12 set. (askanews) - La lingua friulana, la poesia di Pier Paolo Pasolini che si fa storia e teatro contemporaneo nella visione di Alessandro Serra, le luci che definiscono un mondo scenico e una tragedia senza fine e senza tempo, che passa dalla lezione greca al 1500 e arriva fino a oggi, nel nostro mondo di eterni spettatori del tragico quotidiano. Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine è andata in scena la prima nazionale di "I Turcs tal Friul" di Serra, opera pasoliniana del 1944 che fu rappresentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1976, poco dopo il terremoto che sconvolse la regione.

"Il mio - ha spiegato Serra ad askaanews - è sempre lo stesso approccio che sia Pasolini, che sia Eschilo, che sia Sofocle o Shakespeare, l'approccio è sempre lo stesso, cioè la scrittura di scena. Quindi si parte da un grande amore, un grande rispetto per il testo, e quindi da un lungo periodo di lavoro a casa tra me e il testo, per cercare di spiantare delle linee drammaturgiche forti e spiantarne le luci, i suoni, i costumi, le parole, le relazioni, la logica delle conseguenze e cercare delle porte d'accesso a una dimensione, usiamo un parolone, metafisica, non lineare".

Ambientata nel 1499, all'epoca dell'invasione turca del Friuli, la tragedia è un grande coro classico e dialettale, un'esplorazione profonda del modo in cui la paura ci offende, ci travolge, del modo in cui la storia è violenza e perdita, ma anche di come il teatro riesca ancora oggi, nonostante tutto, a essere luogo di un rito, sacro seppur profano, che, quantomeno, ristabilisce uno spazio di dignità. "Quando si crede di aver capito come si fa qualcosa - ha aggiunto il regista e drammaturgo - quella cosa diventa ideologica. Io non so mai come si fa quella cosa lì. Tutta la mia vita artistica è una ricerca sul linguaggio, in questo caso il motivo per cui ho accettato questa proposta è perché mi interessava proprio questo linguaggio. Credo di aver colto questo linguaggio inaspettato per me, che è la sacra rappresentazione. In realtà quello che abbiamo fatto è una sacra rappresentazione".

La lingua è ovviamente fondamentale, così come fondamentale per capire Pasolini è la rabbia devota dei suoi personaggi, che trovano nella bestemmia - salvifica infine - quella forma di poesia ruvida e reale che ha accompagnato lo scrittore per tutta la vita. E il teatro di Serra dimostra con i fatti sul palco le proprie premesse teoriche. "L'intento - ha aggiunto l'artista - è porgere lo specchio. L'intento è mostrare non l'imitazione della vita, diciamo così. Non si tratta di copiare la vita, rifare la vita come si fa nel cinema o nelle fiction, ma di scolpire l'ideale, distillare la vita come diceva Anton Cechov. Quindi tu davanti a te devi vedere qualcosa che non vedi tutti i giorni ma che ti riguarda nel profondo".

"I Turcs tal Friùl" fa proprio questo, ci restituisce, pur nell'innominabile tragedia, un'immagine profondamente vera della vita, con tutte le sue contraddizioni. "Alla fine - ha concluso Alessandro Serra - i turchi siamo anche un po' noi e se è vero che non lo siamo comunque ne siamo complici".

Lo spettacolo, con la produzione del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, è parte di un progetto di Cinemazero che collega l'opera di Pasolini al terremoto del 1976, in un percorso che intreccia le arti con la comunità e l'idea di ricostruzione. (Leonardo Merlini)(Leonardo Merlini)

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