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Bolzano Danza, il collettivo Cult of Magic nel buio dell'inconscio

Bolzano, 25 lug. (askanews) - Uno spettacolo intenso, che gioca sulla visione e vuole esplorare territori incerti, in un luogo, un bunker nazista della Seconda Guerra mondiale, che già di suo carica il momento di una luce sinistra. Il collettivo Cult of Magic ha presentato a Bolzano Danza lo spettacolo "Fear of the Dark". "La coreografia - ha detto ad askanews la danzatrice e coreografa Giada Vailati - nasce da una serie di immagini. In generale questo lavoro è nato da un'idea di non voler essere logica di non avere un filo conduttore, un filo narrativo. Quindi per ciascuna scena avevo un'immagine specifica in mente, che poi ho sviluppato in sala prove. C'è assolutamente un intento perturbante in questo lavoro. È un lavoro che nasce, più che per raccontare, con un'intenzione di mettere in scena l'inconscio, quindi abbiamo cercato di fare uno sforzo che ci portasse a entrare nell'inconscio umano piuttosto che portare fuori e raccontarlo".

I corpi e le nudità, le luci, Freud, le musiche, l'immaginario stratificato del Bunker, i movimenti inconsueti, le forme ibride tra umano e non umano: la performance ha toccato tutti questi aspetti, spesso controversi. "Tante volte - ha aggiunto Francesco Sacco, compositore e regista del collettivo - siamo di fronte a un teatro estremamente seduto, estremamente 'educato', che fatica ad avere quella forza che fa scomodare lo spettatore dalla sedia. Lo spettacolo riguarda assolutamente questo, nel senso che parla di un'immersione nell'inconscio e aprendo questo vaso di Pandora non è detto che si trovino solo cose gradevoli, anzi".

Immaginato per uno spazio teatrale classico, "Fear of the Dark", che insieme a Giada Vailati ha visto in scena Melina Sofocleous e Samira Cogliandro, si è calato nella dimensione del bunker come in una sorta di sfida. "Abbiamo pensato che la potenzialità del luogo - ha concluso Luca Pasquino, anche lui compositore e regista - potesse essere un elemento della scena forte tanto quanto uno sfondo bianco. Il Bunker H è permeato di una memoria storica importante e secondo me quelle musiche hanno interagito bene con il luogo".

Il buio e i corpi rimangono impressi, la dimensione tragica dialoga con quella grottesca e la sensazione alla fine è che la paura dell'oscurità non sia mai del tutto passata.

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