US Open, trionfo Zverev: battuto Shelton in finale. Secondo Slam, ma Sinner resta avanti
Alexander Zverev ha vinto gli US Open battendo in finale Ben Shelton in quattro set, 6-3, 7-6, 5-7, 6-2, in poco più di tre ore e mezza di gioco. Il 29enne tedesco numero due del mondo ha così rinviato il ritorno di un americano sul trono di Flushing Meadows: l'ultimo a occuparlo fu Andy Roddick nel 2003. Per 'Sascha' dopo il successo al Roland Garros arriva un altro Slam a New York ma con un sapore speciale, sei anni dopo la sconfitta in finale in 5 set con l'austriaco Dominic Thiem in un Arthur Ashe deserto per il Covid.
Shelton ha disputato un grandissimo torneo, vincendo la partita più bella nei quarti di finale contro Carlos Alcaraz. Lo statunitense ha dimostrato una grande crescita, soprattutto sul rovescio, ma è stato frenato dall'emozione nell'ultimo atto. Tanti gli errori, soprattutto nel primo set, durato appena 40 minuti, in cui ha messo dentro solo il 65 per cento delle prime, contro il 94 del tedesco. Ora Zverev passa in testa alla Race anche se Jannik Sinner gli resta ancora davanti nel ranking, 11500 punti contro 9690, con un margine di 1810 punti ma 3550 da difendere da Pechino a fine stagione.
"Non credo di essere il più talentuoso sotto alcun aspetto. Gran parte del mio tennis deriva dal duro lavoro, dalle tante ore in campo, in palestra e in pista", ha dichiarato Zverev. "Se tutti sono sani, penso che Jannik sia ancora davanti", ha ammesso 'Sascha', "quattro o cinque mesi fa perdevo sempre contro di lui". Zverev non ha neppure esultato dopo il punto sul match point, complice un errore di calcolo: "Pensavo fosse 5-1 invece di 6-2. Ero davvero nella mia bolla, non sentivo alcun rumore. Non ho sentito nemmeno l'arbitro dire 'game, set, match'". "Prima di vincere a Parigi avvertivo molta pressione, c'era sempre il dubbio: vincerò mai uno Slam? Ora provo soprattutto gioia nel giocare finali di questo tipo". Deluso Shelton che non è riuscito a rompere il tabù americano a Flushing Meadows che dura da 23 anni, anche se ora diventa numero 4 del mondo: "Non credo di essere neanche lontanamente il giocatore che voglio diventare", ha spiegato, "penso di essere un grande combattente e di competere davvero bene in campo. Riesco a rimanere concentrato e presente in campo per molte ore e questo mi aiutera' in futuro. Ma per vincere una grande finale devo semplicemente essere migliore". "Trovarsi in situazioni come questa dà dipendenza", ha spiegato, "sono entusiasta dei progressi che sento di aver fatto, ma sì, questa sconfitta fa davvero male, al 100%, ora si passa al prossimo torneo. Cercherò di continuare a migliorare e di presentarmi in Australia ancora più forte di come mi sono presentato qui".
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