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I laziali non mollano. Intervista a Spicciariello e Ciapparoni: "Il boicottaggio continua, club appetibile"

La manifestazione dei gruppi organizzati del 2 luglio con 30.000 tifosi e il teatro Manzoni pieno: il dissenso ormai a tutti i livelli. Organizzatori soddisfatti. Spicciariello: il boicottaggio continua. Ciapparoni: il club è appetibile domande al presidente Claudio Lotito Perché l'Academy è ancora una promessa? Perché il marchio Lazio rende così poco? Lei dice di vendere solide realtà. Quali sono?

Daniele Rocca
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Dopo il successo della manifestazione del 2 luglio, il popolo laziale si è ritrovato per un altro appuntamento fondamentale, andato in scena due giorni fa al Teatro Manzoni. Riviviamo quei momenti con le parole di Franco Spicciariello.

Che bilancio si può fare degli Stati Generali della Lazialità e del momento che vive la piazza?
«Al Manzoni eravamo circa 500, sala strapiena, con tanti laziali storici in prima fila. Il dissenso ormai è ovunque, a tutti i livelli. E quando si supera una certa soglia, puoi soltanto andare avanti. Il come, però, non è ancora del tutto chiaro».

Qual è la strada per continuare ad alimentare l’attenzione attorno alla protesta?
«Purtroppo continueremo a non andare allo stadio, come ha già annunciato il tifo organizzato, ed è per questo che lo chiamiamo estremo atto d’amore. Lancio però un appello: che non vengano creati problemi improvvisi e inattesi sulle trasferte. C’è la sensazione che qualcuno voglia boicottare i tifosi che vogliono esprimersi seguendo la squadra fuori casa. Mi auguro di sbagliarmi. Sarebbe un danno per tutti: dove ne trovavi 500, adesso ce ne sono 5000. Sono incassi e attenzione per gli altri club, se non altro per interesse economico».


I numeri del boicottaggio sono impressionanti.
«Senza precedenti. Su circa 30mila abbonati, i numeri dicono che da fine gennaio in 28mila non siano più entrati allo stadio, con l’abbonamento già pagato. Nell’ultimo trimestre della scorsa stagione l’Olimpico è stato lo stadio più vuoto d’Europa. I primi dati della prelazione parlano di un centinaio di conferme in 24 ore (tra cui alcune automatiche legate agli sponsor, mi dicono), vedremo il totale a campagna chiusa. E aggiungo: sono molto curioso di sapere cosa diranno gli sponsor. Nel calcio molti contratti prevedono parametri legati a presenze e visibilità. Se vale anche qui, quei numeri non esistono più. È una valutazione che non mi pare qualcuno abbia ancora fatto».


Il rischio è che venga scambiata per una protesta contro la squadra.
«No, e va detto con chiarezza: è un boicottaggio verso la società, non verso la squadra. Nessuno è contro la Lazio, siamo tutti per la Lazio. Andare in trasferta, spendendo soldi tra macchine e pulmini, è il segnale più forte: significa dire “siamo vicini”. Lo stesso vale per Gattuso: chi fa il bene della Lazio è benvenuto sempre. Speriamo davvero che ci riesca».

Come si va avanti?
«Non bisogna mollare. Sarà lunga, purtroppo. Se non porti il boicottaggio fino in fondo, che senso ha averlo iniziato? Non bastano quattro o cinque partite vinte. Speriamo che il presidente capisca che è tempo di andare oltre e che può ricavarne anche un grande vantaggio economico. Speriamo faccia la cosa giusta, perla Lazio, per ilaziali e per se».

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Tra gli organizzatori degli Stati Generali della Lazialità andati in scena sabato scorso spicca il nome di Alberto Ciapparoni. Abbiamo fatto con lui un bilancio di quella giornata e di ciò succederà nelle prossime settimane.

Che cosa resta della giornata di sabato?
«Il bilancio è estremamente positivo. C'era tantissima gente: riempire un teatro da quasi 500 posti di sabato pomeriggio, in una caldissima giornata romana, non è affatto semplice. Anzi, direi complicatissimo. Resta quindi la grandissima partecipazione popolare e, di conseguenza, la dimostrazione plastica della frattura esistente tra l'attuale conduzione societaria e un popolo laziale che chiede cambiamento e svolta».


Dalla giornata è emersa anche una proposta concreta.
«Sì, quella di un coinvolgimento più importante e schematizzato normativamente dei tifosi nelle società di calcio. Chiediamo che venga sbloccata al più presto la legge sulla rappresentanza popolare nei club, ferma al Senato».


Non è stato però un appuntamento isolato.
«Assolutamente no. È stato un passaggio che si somma ad altri già compiuti, ma ce ne saranno tanti altri. Gli Stati Generali proseguiranno, con nuove forme e nuove iniziative».
 

C'è stato anche un risvolto politico.
«Importante. Qualche giorno fa, in conferenza stampa, era stato chiesto al segretario di Forza Italia, Tajani, se fosse preoccupato per le ricadute politiche della frattura tra il popolo laziale e Lotito, presidente e senatore del suo partito. Lui rispose di non esserlo, spiegando che è in cantiere una legge elettorale con premio di maggioranza, attribuito anche a chi prende un solo voto in più. Io rilancio quella domanda: Forza Italia è preoccupata o no?».

La presenza di Francesco Rocca conferma la trasversalità della protesta?
«Sì. Gli Stati Generali sono stati trasversali, e la presenza del governatore del Lazio ne è la prova. È intervenuto da tifoso, ma la sua carica ha una valenza istituzionale evidente.
Un'istituzione che si dimostra vicina e capace di ascoltare la gente è un'istituzione che funziona bene. Al contrario, abbiamo l'esempio di una società i cui vertici, da anni, non ascoltano».

Quali sono le prospettive future?
«Le hanno indicate chiaramente Luigi Bisignani e Mauro Masi. La Lazio è una realtà assolutamente appetibile. Bisignani ha usato un'espressione forte: il re è ormai nudo.
Adesso ci sono le basi perché arrivi una svolta. Personalmente, mi auguro che qualcuno esca allo scoperto e si manifesti pubblicamente».

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