Boxe a Roma. Intervista a Francesco Faraoni: "Pronto a giocarmi tutto"
Faccia da bravo ragazzo, umiltà da vendere. Una laurea magistrale in statistica per la quale ha lasciato il gruppo sportivo dei carabinieri in cerca di un’occupazione affine ai suoi studi. E la sua preparazione si evince già dalle prime battute dell’intervista. Spazia dal suo mondo, quello dello sport, fino a parlare dei più grandi sociologi. A casa sua il pugilato la fa padrona: stasera Francesco Faraoni combatte per la seconda volta consecutiva per il titolo nazionale dei pesi medi. ll pugile romano, infatti, salirà sul ring per contendersi la cintura tricolore dei “Medi” con Giovanni Rossetti. Il classe ’94 ha alle spalle anche 130 match da dilettante, prima del debutto “tra i grandi” nel 2022. Ora ha le idee chiare: “La testa è a questa sera. Voglio fare bene davanti al publico di casa, quello di PalaTiziano”, dove andrà in scena la serata organizzata per celebrare i 110 anni della federazione pugilistica.
Un titolo italiano in palio, come si sente a poche ore dalla gara?
“Sono prontissimo, questo è un match che sognavo da tanto: fare il titolo italiano in casa, qui a Roma. Quando mi hanno prospettato l'ipotesi che il sogno potesse diventare una realtà tangibile, non stavo nella pelle. Tutto questo anche perché si colloca nell'anno dei festeggiamenti per i 110 anni di storia della Federazione. Sono contentissimo e molto preparato, non vedo l'ora di combattere di fronte alla mia gente, in un evento così importante".
Cosa dobbiamo aspettarci dal punto di vista tattico?
"Ogni volta si fanno delle ipotesi ma poi durante l'incontro possono esserci tante sfaccettature, come nella vita d'altronde. Queste dinamiche possono cambiare i piani, però di default mi immagino un bel match dal punto di vista stilistico perché anche il mio avversario è un ragazzo che sa fare pugilato pulito e tecnico. Mi aspetto quindi una gara bella da vedere dal punto di vista tecnico, una sfida dove la tecnica si vedrà da entrambe le parti".
Il PalaTiziano sarà gremito
"Questa è una vittoria per noi. E un'ulteriore vittoria è riempire il palazzetto il giorno del concerto di Ultimo (sorride, ndr), che accoglierà più di 200mila persone. Questa è stata una grande risposta per tutto il movimento, è una prova concreta della crescita del pugilato".
Si festeggiano i 110 anni della Federazione, che passi in avanti ha notato? Perché un giovane dovrebbe avvicinarsi a questa disciplina?
"Io, in generale, consiglio ai giovani di intraprendere uno sport, di avere uno scopo, perché se nella vita togliamo gli scopi togliamo i traguardi da prefissarci per il futuro. Serve anche per un'identità sociale della persona quindi lo scopo ci deve essere, poi uno lo può definire in qualsiasi tipologia di sport; io ovviamente tiro l'acqua al mio mulino, perché il pugilato è uno sport che ti mette a nudo. Quando sei su ring sei solo, c'è la resa. E non parlo solo di vittoria e di sconfitta, ma ci sono tanti aspetti da considerare: devi vedere come rispondi all'adrenalina, come ti muovi sotto pressione, come reagisci alle difficoltà. Aspetti importanti anche nella vita di tutti i giorni. Nel pugilato ci sono rinunce, c'è il sacrificio, tutte situazioni che ti portano a dover governare le pulsioni. Devi vedere come fronteggi tutto e sono situazioni che vorrei si potessero portare nel mondo tra 'normale'. Molte persone vedono il pugile come un'alieno', come uno che mena e basta. Invece il pugile riesce a gestirsi, deve essere lucido altrimenti diventa prevedibile, deve rispondere sotto adrenalina".
Poi gli sport da combattimento spesso vengono etichettati solo come "violenti", ma alla base hanno lealtà e rispetto
"Assolutamente sì, infatti io lo dico sempre: noi abbiamo una grande responsabilità, quella di toglierci l'etichetta di chi 'mena e basta', quello stereotipo che ci precede. Bisogna essere rispettosi dell'avversario sul ring. Siamo ragazzi perbene, che possono fare qualsiasi tipo di lavoro. Lo sport è un'opportunità di crescita, questo sport è un veicolo per conoscerti dentro".
Qual è un grande insegnamento che le ha dato il pugilato?
"Mi ha dato l'attitudine a vivere il rischio, perché comunque quando sei sul ring rischi. E poi devi fare i conti con l'imprevisto. Sono laureato in statistica ma la vita ci insegna che sfuggirà sempre da ogni calcolo. Per quanto possiamo calcolare, prevedere, la vita trova sempre il suo modo di vincere. Devi avere il piano B, anche quello C, ma spesso potrebbero pure non bastare e devi essere bravo a fare comunque la scelta migliore".
Obiettivi futuri?
"Ti dico la verità, non è che voglio fare lo scaramantico. Quando ho un obiettivo grande di fronte, io penso solo a quelloo. Non guardo avanti, non guardo indietro, guardo al match di oggi. Concentro proprio tutta la mente lì dentro, già che uno guarda avanti di poco si sta perdendo anche solo un millimetro di quello che ha adesso. Il focus ora è su questa gara. È un fatto di energia, se la incanali su una traiettoria, ossia sul match, riesci a starci dentro, stai nel flow. Dopo il titolo mi siederò e penserò al prossimo step".
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