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Lazio, Briga: "La situazione mi preoccupa. Manca senso di appartenenza"

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Foto: Lapresse 

Daniele Rocca
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L'eco della lettera di Bisignani continua a propagarsi nel mondo Lazio, e non sembra destinato a spegnersi tanto presto anche perché la maggior parte dei tifosi biancocelesti sono sull’orlo di una crisi di nervi. Dopo le prime reazioni a caldo, le ore successive hanno portato un altro intervento destinato a far parlare: quello di Briga, cantante romano e tifoso laziale, da sempre voce libera e schierata sul fronte della contestazione contro Claudio Lotito. Le sue parole, taglienti e dirette, fotografano un sentimento diffuso nella piazza, lo stesso che dai social ha contagiato bar, palestre e piazze della Capitale. Briga parte da un concetto semplice ma demolitorio. La Lazio è un club importante, con una tifoseria importante, e meriterebbe una gestione all'altezza: «Quando lavori lì dentro devi stare a livello, e non ci stai mai. È tutta una sfida nei confronti del senso di appartenenza e dello spirito identitario di chi tifa una squadra come la Lazio». Una sfida che, secondo il cantante, ha esasperato anche chi del calcio si occupa solo da spettatore. «La gente è stufa, dalla signora di sessant'anni al ragazzo che fai caffè al bar, fino al bambino di dieci anni che mi ferma in palestra e mi chiede se facciamo il mercato. Non è colpa sua, è una cosa brutta e preoccupante».

Poi il colpo più duro, quello al presidente. Briga ricorda il punto di partenza di Lotito e fotografa il contrasto con il punto in cui si trova oggi: «In questi ultimi anni è cresciuto molto la sua posizione personale ma purtroppo la Lazio non ha mai fatto il salto di qualità». Una crescita personale che, secondo il cantante, ha spostato l'asse degli interessi: «A lui i laziali danno fastidio, conta solo Claudio Lotito. Chi se ne va e torna è solo perché è innamorato dei laziali, non della Lazio. Meritiamo ben altro di chi non ha ambizioni importanti per riportare il club ai fasti cranottiani». A fine campionato, sui social, aveva già firmato un'epigrafe lapidaria di un'annata da incubo: «Finalmente finisce questo campionato indegno. In dieci mesi è riuscito a partire col mercato bloccato, smantellare la squadra a gennaio, giocare metà campionato senza laziali in casa, insultare i tifosi. Complimenti per questo capolavoro». Parole che oggi, alla luce della lettera di Bisignani, suonano ancora più nette.

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