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Sarri: stadio deprimente, Lotito intervenga per la Lazio

Luigi Salomone
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Altro che gioia per la finale di Coppa Italia conquistata dopo la battaglia di Bergamo, il nodo è un altro: lo sciopero dei tifosi, la Lazio è sola. Anche lunedì sera contro l’Udinese l’Olimpico era deserto, circa novemila gli ingressi ai tornelli dello stadio, un piccolo ma sostanziale passo indietro rispetto ai 12.000 contro il Parma. In pratica la quasi totalità dei 30.000 abbonati hanno sposato lo sciopero a oltranza dei gruppi organizzati contro il presidente Lotito. Chi sperava che il fronte, col passare delle settimane si rompesse, ha avuto una cocente delusione. Non sono soltanto gli ultras, la contestazione contro l’attuale società è totale, colpisce ogni livello, curva, distinti e anche le tribune. Una Caporetto che dura da fine gennaio con Lotito fermo sulle sue posizioni. La novità dell’altra sera è la presa di posizione di Sarri che ha aperto altri fronti rispetto ai tanti già senza soluzione. Lo sfogo del tecnico è chiaro, chiede un intervento del presidente che già deve incassare una perdita di circa 10 milioni per gli incassi mancati e, tra un mese, potrebbe subire anche lo sciopero degli abbonamenti (la scorsa estate furono incassati circa sette milioni utili anche per saldare una delle rate ultraventennali col Fisco). 
Ma la preoccupazione di Sarri non è tanto per i risvolti economici ma per quelli tecnici con i giocatori che cominciano ad accusare questa situazione. «Dell’assenza dei tifosi va chiesto al presidente. Sta sulle sui posizioni, è chiaro che non si faccia convincere da nessuno. Non so nemmeno come possa essere messa a posto al momento, ma con grande sincerità posso dire che giocare così inizia a essere deprimente. Quando iniziano a passare due, tre mesi inizia a essere deprimente. Non è sostenibile nel lungo periodo, non so chi avrà la forza di poterla mettere a posto e sono preoccupato perché non ci si diverte a giocare con 5000 persone in uno stadio di 70000 posti, anche se chi viene riesce comunque a sostenerci. Ho sentito i ragazzi dopo il riscaldamento, anche loro erano un po’ depressi da questa situazione. È una situazione che ci costa punti, anche se non so quanti». Ha parlato di perdita di punti in classifica, di giocatori che non hanno ancora chiesto la cessione ma di sicuro pretendono un chiarimento anche perché non esiste Lazio senza i suoi tifosi e di questo deve rendersi conto Lotito. Ma quel «non si fa convincere da nessuno» non fa vedere nessuna luce in fondo al tunnel. Le posizioni sono cristallizzate, la frattura appare insanabile tanto più che il presidente, sostanzialmente, fa poco per tentare di convincere qualche tifoso dubbioso. Sugli oltranzisti dello sciopero non c’è più nulla da fare, ma sugli altri almeno provare a fare qualcosa per evitare un’altra stagione paradossale sotto questo aspetto, sarebbe doveroso per il massimo dirigente di un’azienda che sta perdendo clienti. Oltretutto quale grande calciatore accetterebbe di venire alla Lazio in questo momento? Semplice, nessuno. E così anche le strategie del club, già complicate da disponibilità finanziarie storicamente limitate, finiranno per essere penalizzate da un atteggiamento vicino al «menefreghisimo». Quasi fosse normale quanto sta accadendo con lo stadio vuoto. L’immobilismo del presidente è disarmante, forse spera che, come accaduto negli scorsi anni, la gente torni a seguire la squadra dal vivo al primo risultato positivo ma stavolta, è diverso, non ci sono margini. È finita la fiducia nei riguardi di Lotito, le promesse, peraltro non sempre mantenute, non bastano più. Serve altro ora che pure Sarri si è fatto portavoce del malessere personale e della squadra. Aspettare un colpo di fortuna non è sufficiente a ricucire lo strappo. La voglia di seguire i biancocelesti c’è e lo dimostra la vendita dei biglietti della finale di Coppa Italia ma la diserzione annunciata per il derby, la madre di tutte le partite, è un segnale inquietante per la proprietà che non si smuove dalle proprie posizioni. Altro che vendita come sbandierato da qualche venditore di fumo, Lotito si tiene stretta la Lazio: ma senza tifosi che gusto c’è?
 

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