Cuore Lazio nel deserto dell'Olimpico
La Lazio raggiunge il Bologna all’ottavo posto, pareggia 3-3 con l’Udinese e conferma di non mollare mai nemmeno di fronte a stanchezza e muscoli ingolfati dai 120 minuti di Coppa Italia. La testa è all’Inter, alla finale che può salvare la stagione: missione compiuta, nessun infortunio e la sensazione di un gruppo che va oltre anche i propri limiti. Sarri lascia fuori Gila, Cataldi e Zaccagni ma schiera dall’inizio Taylor e Noslin usciti anche loro affaticati dalla battaglia di Bergamo. Il centravanti è Dia, ancora panchina per Maldini. Udinese senza Davis ma con Zaniolo è Atta pronti a colpire. Stadio deserto anche stavolta, nessuna deroga neppure dopo la conquista della finale di Coppa Italia. Il muro contro muro prosegue, entrambe le parti non mollano, la frattura è sempre più insanabile. È così il conto lo paga la squadra abbandonata a se stessa nonostante una stagione in cui ha dato quasi sempre la sensazione di massimo impegno (alla fine sono 8700 gli spettatori presenti). Nel settore ospiti tra i cento friulani anche sciarpe della Roma e cori per i dirimpettai cittadini a ricordare il gemellaggio tra le due tifoserie. Sbaglia prima dell’inizio l’aquila Flaminia, se ne scappa sulla copertura dell’Olimpico a caccia di gabbiani. Poi, dopo cinque minuti di fuga, mentre il falconiere si sbraccia al centro del campo, atterra in Monte Mario per la gioia dei pochi tifosi presenti. Tant’è, si parte e l’Udinese passa quasi subito con una perla di Ehizibue che infila Motta pochi secondi dopo una parata prodigiosa del giovane portiere laziale su Piotrowski. Poca Lazio, scarica per oltre mezz’ora poi riesce a guadagnare campo nonostante l’incerto arbitro Bonacina capace di avvelenare una gara tranquilla. Si va all’intervallo col meritato vantaggio ospite e uno Zaniolo in ottima forma tanto da far crescere i rimpianti per la mancata convocazione per gli spareggi mondiali dell’Italia. Subito cambi all’inizio della ripresa, escono Dia e lo spremuto Taylor, dentro Pedro e Dele-Bashiru. Da un angolo conquistato dal nigeriano esce il pari di Pellegrini che azzecca un sinistro chirurgico (secondo gol in serie A con la Lazio, entrambi contro i friulani). Runjaic si affida a Miller e Buska, Sarri ci prova con Isaksen che costringe Okoye a una fortunata deviazione sulla traversa. Minuti finali anche per Maldini (fuori Noslin) poi la magia di Pedro: palla sporca al limite dell’area, destro telecomandato all’incrocio dei pali per il 2-1. Ultimi cambi Tavares da una parte, Bayo, Zarraga e Arizala. Dele-Bashiru fallisce il tris puntuale la punizione col pari Atta. Nel recupero lo stesso francese trova la rete del 2-3 ma non è finita Maldini agguanta il pari al 96’. Finale incredibile e spettacolare ma pari giusto.
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