Olimpiadi invernali, il caso delle medaglie rotte o rovinate: che succede
Tre giorni di gare e già diverse medaglie assegnate. Quanto basta a capire che le medaglie olimpiche sembrano avere un problema: si rompono, o più precisamente, si sfilano dal laccetto che le regge al collo. La prima a denunciare la cosa è stata l’americana Breezy Johnson, che si è vista danneggiata la medaglia d’oro poche ore dopo la sua consegna. Esultanza troppo esuberante, si era pensato. Se non fosse che una cosa analoga è accaduta anche al bronzo in slalom gigante parallelo di Lucia Dalmasso. Ma anche altre atlete hanno lamentato problemi: l’argento di cross country Ebba Andersson, la pattinatrice artistica Alysa Liu (Team USA) e il bronzo tedesco di biathlon Justus Strelow. Quanto basta, insomma, a far nascere un caso e a costringere i vertici del Cio (il Comitato Olimpico Internazionale) e della Fondazione Milano Cortina a far chiarezza.
Così, oggi durante la conferenza stampa quotidiana al Main Media Center di Milano, Andrea Francisi, Chief Games Operations Officer delle Olimpiadi di Milano Cortina, ha spiegato di essere a conoscenza del problema. “Abbiamo visto che alcune medaglie si sono rotte, abbiamo visto le immagini e stiamo cercando di capire nel dettaglio se esiste un problema – ha spiegato ai giornalisti –. Stiamo dando ovviamente grande attenzione al tema, visto che la medaglia è il trionfo e il sogno di ogni atleta”. La memoria corre alle ultime Olimpiadi, quelle di Parigi, quando circa 220 sono state ritirate e sostituite perché ossidate o deteriorate molto rapidamente. In quel caso non si era trattato di un semplice cordino ma di problemi ben più gravi di verniciatura o dei materiali utilizzati.
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