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Tutto genio e sregolatezza

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Perdirla in parole povere, Adriano non è uno rimasto nella mente del «popolo pallonaro» per le sue giocate sul prato verde. Diciamo, senza entrare nel dettaglio, che la sua vita notturna ha tenuto banco più delle sue scorribande con la maglia dell'Inter nel nostro campionato. Starlette, ballerine, e una saudade mai smaltita del tutto, con ritorni mistici in Brasile più frequenti delle sue presenze agli allenamenti. Ma l'Adriano giocatore qualcosa di buono lo ha fatto eccome sin dai suoi esordi col Flamengo nel 2000 (12 reti in 46 partite). Arriva all'Inter nell'estate del 2001 ma visto l'affollamento in attacco della rosa nerazzurra gioca poco e segna meno: un sola rete in otto gare. Quindi viene spedito a far legna in prestito prima alla Fiorentina (15 partite, 6 gol) e poi al Parma con il quale inizia a prender quota: con la maglia degli emiliani realizza 23 gol in 37 partite. L'Inter pensa che il peggio sia ormai alle spalle e lo riporta a casa nel mercato «riparatore» del gennaio 2004 in occasione del quale riscatta anche l'altra metà del suo cartellino (circa 15 milioni di euro). Rientra realizzando nove gol nelle ultime sedici partite della stagione annunciando quello che sarà poi il suo anno migliore con la maglia dell'Inter. Nella stagione 2004/05 Adriano realizza 28 gol: 16 in campionato, 2 in Coppa Italia e 10 in Coppa dei Campioni (preliminari compresi). Alla fine della stagione l'Inter conquista la Coppa Italia contro la Roma, contro cui Adriano segna due gol decisivi nella partita di andata. È la sua consacrazione, che lo mette nella lista dei migliori per la stagione successiva dove diventa uno dei punti di riferimento offensivi della squadra nerazzurra allenata da Mancini. Ma inizia ad andare a corrente alternata. Grande girone d'andata (c'è anche una doppietta al derby), ma crisi nera in quello di ritorno nel quale riesce a segnare un solo gol in campionato e un altro in Champions. È solo l'anticipo di una crisi che scoppia in tutto il suo fragore l'anno successivo: cosa che spinge la società nerazzurra a rispedirlo qualche giorno in Brasile in cerca di tranquillità. Ma i giorni passano rapidamente e Adriano a casa non trova la serenità sperata: tornerà dopo nove mesi (dopo esser stato più volte ripreso per i piedi da serate «divertenti»), ma non sembra essere più lo stesso. Così, dopo un altro avvio di stagione devastante, viene di nuovo rispedito in Brasile: stavolta in prestito al San Paolo. Mossa che appare vincente perché Adriano torna a giocare e segnare con regolarità. Quindi il ritorno all'Inter: è giugno del 2008 ma rientrerà in campo con la maglia nerazzurra solo a settembre, alla prima gara di Champions, segnando il gol del 2-0 finale contro i greci del Panathinaikos. È la 17esima rete in Champions con l'Inter e diventa così il miglior marcatore di tutti i tempi della squadra nerazzurra nella massima competizione europea. Con Mourinho rapporto stellare anche se il portoghese lo lascia più volte fuori per i suoi ritardi agli allenamenti. Un rapporto fatto di amore e odio che si incrina di nuovo più volte e s'interrompe quando, dopo una convocazione della Seleçao, Adriano non torna in Italia: qualcuno lo dava anche per morto. ma lui riappare e annuncia: «Per ora smetto, ho perso la felicità di giocare». Il resto è storia recente con un rientro in grande stile e con i successi nel «suo» Flamengo, prima del blitz giallorosso a Rio de Janeiro: con lui tutto può succedere. Tiz

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