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Lacrisi nel rapporto tra Spalletti e la Roma ormai è evidente. Se serviva una conferma, è arrivata alla vigilia della sfida interna con il Chievo all'Olimpico. Il tecnico, stimolato sull'argomento, non fa nulla per nascondere i suoi dubbi sul futuro. Usando il profilo basso, però: non può permettersi mosse azzardate visto che al momento non ha in mano offerte di altri club. «A fine stagione - spiega - faremo un bilancio con la dottoressa (la Sensi, che Spalletti non nomina mai, ndr) come si fa in tutte le aziende. Con lei ho già parlato qualche tempo fa, ci rivedremo al termine del campionato e tireremo le somme». I soldi, come sempre, faranno la differenza. L'allenatore non vuole dimettersi, la società aspetta che lo faccia prima di ingaggiare un sostituto. Trovare un compromesso non sarà facile. Le parole non dette contano più di quelle pronunciate da Spalletti, che non ricorda mai - come ha fatto spesso quest'anno - il contratto in essere con la Roma fino al 2011. Perché è lui per primo a considerare concluso il suo ciclo sulla panchina giallorossa. «Dovremo fare delle valutazioni con la società - prosegue l'allenatore - uno si può ritenere responsabile di quello che non è riuscito a costruire come negli anni precedenti. E penso anche di poter parlare e non solo ascoltare». Come a dire: mi prendo le mie colpe ma non dimentichiamo quello che ho fatto qui nei primi tre anni. Negli ultimi tempi Spalletti si è sentito messo da parte. La gestione del ritiro, imposto e concluso senza mai interpellarlo, lo ha amareggiato ulteriormente. Un sentimento che prova però a nascondere. «L'iniziativa per interrompere il ritiro è stata della squadra, io l'ho interpretata come un prendersi una responsabilità. Hanno avuto un colloquio schietto con la dottoressa. Come la penso sul ritiro ormai è noto: credo sia meglio coinvolgere e parlare. Ma è legittimo da parte della società intervenire, visto l'amore, l'impegno e i soldi che vengono investiti. Nel momento in cui non arrivano i risultati ci può stare una reazione della società. Può essere paragonato all'espulsione di un giocatore che non riesce a raggiungere un risultato, a caldo reagisce in campo e va oltre». La similitudine non sembra casuale, visto che la Sensi aveva ammonito i giocatori e lo stesso tecnico per le troppe espulsioni rimediate quest'anno. La partita di oggi resta sullo sfondo. Con la Champions diventata un miraggio, la Roma deve guardarsi le spalle per difendere almeno un posto in Europa League. Contro il Chievo torna Vucinic (prevista una staffetta con Menez) e si rivede Mexes. Assente lo squalificato Pizarro e gli infortunati Doni, Juan, Cicinho, Aquilani e Montella. «Abbiamo avuto risultati difficili - chiude Spalletti - e dobbiamo cercare di migliorare la posizione in classifica, per rispetto dei nostri tifosi». Che oggi allo stadio urleranno ancora tutta la loro rabbia.

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