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Pesi

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Senza voler scomodare i miti greci di Atlante o Ercole, la disciplina della pesistica nel tempo si lega indissolubilmente allo spirito olimpico, contribuendo a scriverne la storia. Oggi che la pesistica è alla base della preparazione di ogni sport, il sollevamento pesi rimane la sua espressione d'élite. Ad Amsterdam nel 1928 il più grande pesista italiano di sempre, Carlo Garimberti, ebbe l'onore di essere il portabandiera della delegazione azzurra. Sono passati 80 anni e a Pechino 2008 l'Italia è riuscita di nuovo a portare una squadra: saranno quattro gli atleti che rappresenteranno il tricolore sulle pedane cinesi, in virtù di una serie di risultati importanti e di una fioritura di talenti che ha in Genny Pagliaro la sua figura di punta. La minuscola siciliana, giovanissima, rappresenta uno spot vivente per una disciplina rinata negli ultimi anni in Italia. Anche grazie al lavoro di una federazione giovane nata nel 2000, quando il CONI decise di scindere la pesistica (FIPCF) dalla lotta, dal judo e dal karate dell'allora FILPJK. L'attuale presidente Antonio Urso è stato eletto a giugno alla guida della Federazione Europea in occasione dei mondiali juniores svoltisi a Cali in Colombia: «Per la prima volta dopo moltissimo tempo l'Italia si è potuta sedere nell'esecutivo della Federazione Pesistica Mondiale in rappresentanza dell'Europa, contribuendo con una serie di proposte innovative nel campo della ricerca. La mia elezione è un riconoscimento al lavoro di tutta la federazione italiana - spiega Urso - ed è stata coronata dai risultati dei nostri atleti. La Pagliaro, in un momento di passaggio nella sua preparazione ai Giochi di Pechino, ha vinto un bronzo inaspettato». Il 19enne palermitano Enrico Cangemi ha colto un settimo posto pieno di promesse in una categoria, i 77 kg, tra le più affollate, migliorando il proprio personale sia nello strappo che nello slancio. Giovani pesisti crescono, dunque, all'insegna dei programmi federali basati soprattutto sulla lotta al doping e sul lavoro di perfezionamento tecnico dell'allenamento attraverso la ricerca, campo in cui il movimento italiano è all'avanguardia. Secondo il vice-presidente Di Mitri gli atleti italiani «sono molto preparati tecnicamente». «Ciascuno deve essere consapevole dei propri limiti, ma anche dei suoi pregi. La pesistica è una disciplina molto tecnica per cui il lavoro di un anno può andare in fumo per colpa di una banale distrazione. I nostri ragazzi sono migliorati nel gesto tecnico e nel rendimento». Giusto ricordare che la squadra olimpica si allena e vive presso il centro «Giulio Onesti» dell'Acquacetosa, dove gli atleti olimpici, tutti appartenenti a gruppi sportivi militari, si sottopongono a due allenamenti giornalieri sotto la guida di un nutrito staff di allenatori. Sulle prospettive di gara degli azzurri i dirigenti non si aprono, vuoi per scaramanzia, vuoi perché è già un risultato notevole per la pesistica italiana aver portato quattro elementi a Pechino. Volendo azzardare una previsione, è certamente Genny Pagliaro l'atleta da cui ci si aspetta di più e, nonostante la concorrenza delle cinesi e delle turche, la ventenne nissena può giocarsi un posto tra le prime cinque. Tra gli uomini, se il barese Vito Dellino, argento agli europei, si ritagliasse un posto tra i primi dieci, si tratterebbe di un risultato enormemente positivo. Sarebbe un grande traino per le centinaia di giovani che si stanno avvicinando alla pesistica negli ultimi anni.

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