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LIVERANI Quell'assist a Di Canio...

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E ora tifo per la Lazio

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Quelli veri, nati e cresciuti nel segno d'una sfida che vale una stagione. Lui è uno degli ex più rimpianti. Nato a Torpignattara, cresciuto nella Romulea, con simpatie giovanili colorate di giallorosso e un curriculum professionale che annovera, come fiore all'occhiello, i cinque anni vissuti con la maglia biancoceleste cucita addosso. Fabio Liverani ha rappresentato una delle espressioni più nitide della stracittadina, di quella partita che va oltre i 90 minuti del campo, che vive ancorata a principi di rivalità estrema. Ora gioca nella Fiorentina e la «sua» partita la vive da lontano. E pensare che invece l'avrebbe potuta giocare e ancora da protagonista, ma dall'altra parte del Tevere, se è vero che quest'estate proprio la Roma aveva tentato di portarlo alla corte di Spalletti per consegnargli le chiavi del gioco. Un'operazione ardita, se è vero che i rigidi schemi di competizione cittadina sono costruiti su uno steccato ideologico che non contempla passaggi da una sponda all'altra senza spargimenti di polemiche a oltranza e veleni vari. Alla fine Liverani ha deciso - a malincuore - di cambiare città. Ora vigila con occhio interessato e tanti ricordi da snocciolare. «Il derby non è una sfida come le altre, è una gara fuori dal campionato», sottolinea il regista che ha legato proprio alla stracittadina uno dei ricordi più nitidi e belli del suo recentissimo passato. «Non dimentico la vittoria del 6 gennaio del 2005. Avevo le valigie in mano, nella prima parte di quella stagione non ero riuscito a trovare spazio, Caso non mi "vedeva". Per questo avevo chiesto al diesse Martino di essere ceduto al Genoa. Lui mi rispose che avrebbe favorito questa operazione ma prima avrei dovuto aiutarlo a vincere il derby. In campo andò come ricordate tutti: regalai l'assist per l'1-0 di Paolo Di Canio e quello a Rocchi per il 3-1. Fu una notte magica, da lì cambio l'annata. E rimasi alla Lazio». Il presente è fatto di riflessioni e giudizi da lontano. «Mi mancherà il derby, ma almeno lo vedrò senza la tensione che mi ha attanagliato negli ultimi anni. Ogni vigilia durava un anno, ogni uscita equivaleva a messaggi incrociati da parte dei tifosi. Bello da vivere, se non ti lasci sconvolgere dalle emozioni. Non faccio pronostici, perché è una gara che sfugge a ogni schematizzazione, però posso dire che la Roma sembra fortissima e poi con uno come Totti in campo può succedere di tutto». Sugli ex compagni: «Pandev ha numeri importanti, Mauri non lo scopro io, Tommaso (Rocchi, ndr) è un attaccante che può cambiare il corso di una partita. La Lazio è un'ottima squadra, guidata da un ottimo allenatore. Con Rossi c'è stima reciproca». Sul pronostico: «Tifo solo per il bel gioco, qualcuno mi ha chiesto scorrettamente se le mie simpatie giovanili mi portavano a sostenere la Roma. È chiaro che se devo scegliere, l'augurio e il mio sostegno vanno ai miei ex compagni, ai ragazzi con i quali ho condiviso tante emozioni». Ha chiuso la sua esperienza nei derby con la fascia di capitano al braccio. Per lui non sarà mai una partita come le altre.

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