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«Il gol più importante della carriera»

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Quel colpo di testa a incrociare, da bomber vero, pesa, eccome. Perché stavolta la vittima non era una qualsiasi. Rocchi gongola, è al settimo cielo, «ha fatto male un'altra volta alla Roma», come gli ha ricordato a caldo il suo inseparabile amico Di Canio. L'ha incoronato uomo-derby, l'idolo della Nord. Tre sfide, due gol, Tommaso ringrazia. «Le parole di Di Canio sono tra le più belle che ho sentito e dette da lui, un laziale vero, hanno valore doppio, triplo. È stato Paolo a farmi capire la lazialità, è stato lui che mi ha insegnato l'attaccamento verso questi colori. Adesso mi auguro di potere continuare a essere davvero l'uomo-derby». Sul momento del gol: «L'esultanza? Non ero sotto la Nord, i nostri tifosi erano lontani e così ho fatto il gesto per sentirli. Quel gol ha zittito i cori dei giallorossi. Non c'è dubbio: è stata fino a oggi la rete più importante della mia carriera laziale. Bella e decisiva: quando si fanno queste classifiche bisogna tener conto di tanti aspetti, compreso quello relativo alla valenza della partita. Anche a Parma feci un gran gol, mi ero ripetuto contro Chievo e Bologna, però segnare alla Roma, nella stracittadina, ha un peso diverso. La dedica? Un pensiero a Valerio, un ragazzo che non sta bene e che mi aveva augurato di lasciare il segno». Basta chiederlo in giro, insomma. Ai tifosi che l'hanno osannato sotto la Curva, a quelli che non hanno smesso di ringraziarlo neanche ieri, dedicandogli cori e abbracci. «Rocchi di testa e comincia la festa», è uno dei refrain più gettonati. L'anno scorso si era già distinto: il 3-1, sotto la Nord, il giorno della Befana, per mettere il fiocco su una vittoria griffata-Di Canio. Stavolta il guizzo è stato risolutivo. «Questa è una partita che non conosce schemi, per questo ogni gesto diventa fondamentale. Chivu? Non diamo sempre la colpa ai difensori, l'ho anticipato, è caduto a terra che avevo già colpito», sottolinea, prima di tuffarsi sui contenuti della vigilia. «Lo sentivamo tanto, questo derby. Credo che nel primo tempo si sia visto, eravamo contratti, i movimenti non erano fluidi come sempre. Dopo il pareggio meritavamo la vittoria, basta rivedere quel colpo di testa di Behrami». Poi i retroscena. «Come l'abbiamo preparato io e Paolo? Venerdì sera (a casa Di Canio, ndr) ci siamo visti "il codice del samurai", un film americano. Sabato a Formello la tensione era quella giusta, domenica ci siamo riposati, ma Paolo ci ha trasmesso la consueta carica». Sulle frasi di Montella, che aveva definito «più scarsa» la Lazio. «Mi ha caricato, è servita per animare la sfida. Il campo è sempre giudice di certi discorsi». Sull'arbitraggio di Paparesta: «Ha diretto discretamente, non benissimo come ho sentito. Però ha fatto bene a non creare problemi». Sul gioco duro di alcuni giallorossi: «C'è stata qualche entrata un po' così, ma bisogna distinguere tra un'entrata cattiva e una di carattere». Su Di Canio: «Sento molti che ne parlano, è stato tranquillo anche nel rispondere alle provocazioni di chi l'ha punzecchiato. Ha dimostrato grande maturità». Sulla classifica: «Abbiamo fatto bene fino a oggi. Ottimi i risultati contro Palermo e Fiorentina, ottimi i punti che abbiamo. Ora dobbiamo pensare a raggiungere il prima possibile la salvezza, poi penseremo al resto eventualmente, compresa la zona Uefa. Contro il Chievo non sarà facile, ha un gruppo compatto e un allenatore preparato ma noi vogliamo migliorare ancora la classifica». Peccato che una contusione alla schiena lo metta in dubbio: si deciderà solo oggi. Sul suo futuro: «Ho firmato da poco un contratto molto lungo ma non mi dispiacerebbe rimanere alla Lazio a vita». Da domenica sera intanto s'è ritagliato uno spazio -importante- nella storia del derby.

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