Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Gli inquirenti vogliono chiarire quali garanzie abbiano dato le società in cambio delle assicurazioni

default_image

  • a
  • a
  • a

Proprio Macalli e Ghirelli, insieme all'avvocato Carlo Catenaccio, presidente del collegio dei revisori dei conti di Serie C, avevano espresso dubbi e perplessità sulla validità delle fidejussioni della finanziaria Sbc. Uscendo dalla stanza del Pm Maria Cristina Palaia, Macalli ha commentato: «Avevo mostrato dei dubbi sulle fidejussioni (per Spal e Cosenza ndr) presentate dalla Sbc. Non eravamo convinti di quei documenti, ma ci hanno detto che era tutto regolare. Allora, se chi deve controllare ci dice che è tutto a posto, noi che cosa avremmo dovuto fare?». I due testimoni sono stati ascoltati oltre che dal magistrato anche dai maggiori dei carabinieri Giovanni Arcangioli e Attilio Auricchio. Gli inquirenti che conducono l'inchiesta sulle false fidejussioni stanno cercando di chiarire un elemento in particolare: quali garanzie abbiano dato le società calcistiche in cambio delle fidejussioni. L'attività istruttoria di questi giorni, quindi, serve oltre che a raccogliere il maggior numero di informazioni possibile sui controlli e sui meccanismi che hanno portato alla scelta della finanziaria Sbc per ottenere le fideiussioni, soprattutto a togliere il velo dallo scenario delle garanzie. Fino a qui arriva il lavoro dei Carabinieri del Nucleo Operativo. Per quanto riguarda invece il controllo dei bilanci è la Guardia di Finanza che sta lavorando sulle carte. Proprio su questa che è la parte più delicata dell'inchiesta investigatori e magistrati tengono la bocca chiusa: «Del resto - dicono gli inquirenti - c'è una lettera scritta del procuratore Salvatore Vecchione che non solo impone il silenzio più assoluto sugli sviluppi delle indagini, ma che dispone anche la secretazione di tutti gli atti e di tutti i verbali dell'inchiesta». Sempre ieri pomeriggio il Pm Maria Cristina Palaia, insieme con il maggiore dei carabinieri Giovanni Arcangioli, ha ascoltato come persona informata sui fatti Giovanni Figoli, consulente finanziario della Lega di Serie C. Il testimone, lasciando l'ufficio del Pm, ha detto chiaro e tondo: «Non mi posso fermare a parlare con i cronisti, mi hanno chiesto di tenere la bocca chiusa». Intanto sarà la procura di Ancona, attraverso la locale Guardia di finanza, a coltivare il filone di indagine sulla fidejussione da 1,6 milioni di euro sottoscritta dall'Ancona calcio per la rateizzazione dei debiti previdenziali Enpals, e su altre eventuali polizze fidejussorie che dovessero essere state esibite dalla società per sanare altri aspetti della propria posizione finanziaria. Fra martedì sera e mercoledì gli agenti della Finanza hanno perquisito la sede assicurativa e l'abitazione del broker Luca Rigone ad Ancona e l'ufficio romano del consulente commerciale della San Remo Paolo Landi, entrambi iscritti da Bilotta nel registro degli indagati per truffa e falso; un atto tecnico per poter condurre l' attività di polizia giudiziaria. Ma le Fiamme Gialle, che nelle settimane scorse avevano acquisito materiale anche presso la sede dell'Ancona e l'Agenzia delle Entrate del capoluogo, cercano di scoprire se esistano ulteriori fidejussioni sottoscritte dal club neo promosso in serie A, per adempimenti di altra natura, esclusa ovviamente l'iscrizione al campionato, avvenuta senza il ricorso ad affidavit. E se siano in regola. Rigone intanto è stato interrogato dagli investigatori della Guardia di finanza. Rigone, che come il broker romano Paolo Landi è indagato per truffa e falso sia dalla procura di Roma sia da quella marchigiana, è assistito dal suo legale, avv. Calogero Caruso.

Dai blog