Report, rosicata e rivolta dei collaborati più famosi e strapagati. E attaccano ancora Il Tempo
Dopo la decisione della Rai di affidare la conduzione di Report alla coppia formata da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, è scoppiata la rivolta tra le firme storiche del programma. A partire da Giulio Valesini e Bernardo Iovene, inviati di lunga data della trasmissione d’inchiesta di Rai3, che erano stati designati capi autori dal direttore dell’approfondimento Paolo Corsini. Apriti cielo: malgrado i due avessero assicurato a Corsini la disponibilità a lavorare al nuovo corso del programma, hanno poi rifiutato la proposta dopo aver appreso i nomi scelti per la conduzione, che i due asseriscono di aver saputo dalle agenzie. Valesini, ricordiamo, era fra i nomi valutati per sostituire Ranucci. Ma il Bounty a Report ha assunto proporzioni inquietanti nel pomeriggio di ieri, quando gli inviati del programma, fra cui Giulia Innocenzi, hanno diffuso un comunicato nel quale giudicano «completamente irricevibile» la decisione assunta dalla Rai. «Inaccettabile per il metodo», scrivono, «dal momento che l’azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane, facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report».
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Parole durissime nei confronti della collega Presutti, insomma, entrata in redazione nella stagione 2023-2024. Del resto è lo stesso Ranucci a sparare per primo sui nuovi conduttori, definendoli «due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico», oltre, ovviamente, a chiamare ancora una volta in causa i «2800 articoli in due mesi fatti dai giornali del gruppo Angelucci e comunque di governo, anche da parte del fuoco amico della Rai». Gli inviati dagli emolumenti più che cospicui, fino a toccare i 303.000 euro, come nel caso di Giorgio Mottola, e i 228.000 come per Giulia Innocenzi, seppur lordi e comprensivi dei costi di produzione, come il Tempo aveva sottolineato fin dall’inizio, piazzano quindi i carri in cerchio a difesa del fortino e rincarano la dose: «Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che, nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui suoi passi, abbandoneremo in blocco il programma».
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La reazione lascia quanto mai atterriti, visto che nel caso di Giulia Presutti si tratta di una collega in forza alla trasmissione da ben tre stagioni, e non di una sconosciuta o di un nome esterno al programma. Lasciano sbigottiti le parole usate per definire una firma di Report, ci s’immagina scelta dallo stesso Ranucci e riconfermata per più edizioni. Presutti si è anche classificata al primo posto del concorso interno per giornalisti professionisti, quindi non sembrerebbe proprio la prima venuta o una sprovveduta del mestiere. Il clima è quanto mai avvelenato e la buona volontà di Corsini, che aveva designato come capi autori due nomi storici di Report, così da assicurare continuità e confutare l’accusa di commissariamento da parte della politica o di poteri esterni, è stata incredibilmente respinta dai diretti interessati. Come se la tanto sbandierata salvaguardia della trasmissione e del suo retaggio passasse in secondo piano rispetto a non immediatamente comprensibili posizioni interne da tutelare. In ogni modo, la partenza della nuova stagione del programma è vicina e ci si domanda se tali aspri dissidi possano ricomporsi in tempo per il debutto, per non danneggiare ulteriormente la trasmissione. Più che Report, Revolt.
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