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L'ostetrica di comunità e una App per aiutare le neomamme

Protezione, promozione e sostegno al centro della seconda conferenza nazionale presieduta dalla ministra Giulia Grillo

L'ostetrica di comunità e una App per aiutare le neomamme

Un’ostetrica di comunità ed una App per guidare la mamma durante il post parto ed il puerperio. L’iniziativa lanciata e promossa dalla ministra Giulia Grillo durante la Seconda Conferenza Nazionale - “Protezione, promozione e sostegno dell’allattamento al seno” - è stata accolta con entusiasmo dalla folta platea che ha partecipato all’incontro presso il Ministero della Salute.

“Non esiste consapevolezza sociale sull’allattamento – ha detto la Grillo. Le mamme sono lasciate un po’ troppo all’iniziativa personale. Al ritorno a casa dall’ospedale la donna è sola, e l’allattamento che è una delle cose più belle della maternità, rischia di trasformarsi in un momento critico”.

L’impegno del Ministero della Salute è quello di investire il maggior numero di risorse possibile per aiutare le mamme con la figura di un’ostetrica che operi a livello territoriale direttamente in casa al ritorno dall’ospedale e con una App.

La App che sarà disponibile in un futuro abbastanza breve e che sarà probabilmente gratuita, avrà come scopo principale quello di guidare le mamme nel reperire le correte informazioni sul tema allattamento al seno.  “Queste informazioni – ha continuato la Grillo - dovrebbero essere patrimonio collettivo e invece si fatica a reperirle, nonostante la rete”.

Gli obiettivi della conferenza
L’impegno di proteggere e promuovere l’allattamento sarà condotto su due livelli: uno tecnico con l’aiuto di esperti del settore: operatori sanitari e professori universitari e l’altro politico con l’aiuto degli assessori alla sanità. “Perché il lavoro ministeriale – ha concluso la Grillo- non può prescindere dall’impegno politico delle Regioni”.

Gli obiettivi di questa giornata sono stati due: fare il punto della situazione su monitoraggio ed epidemiologia del fenomeno e incentivare la formazione sia universitaria che pratica del personale medico. “Perché tutti i medici – ha spiegato Giuseppe Buonocore del Collegio dei professori di Pediatria di Siena – indipendentemente dalla disciplina, devono avere conoscenze e competenze di base in allattamento. Pertanto la teoria e la pratica dell’allattamento dovrebbero essere incorporate di routine nei programmi formativi”.

Due temi sui quali l’Italia è purtroppo molto indietro. I tassi di allattamento in Italia sono ancora estremamente bassi e variano da Regione a Regione. Attualmente non esistono dati raccolti con metodi precisi e strutturati. Solo 5 Regioni monitorano i tassi di allattamento e le regioni più virtuose in tal senso sono quelle in cui si investe di più per la formazione e per il rispetto delle linee guida Oms e Unicef e cioè il Veneto, la Toscana e il Trentino Alto Adige.

Attualmente in Italia ci sono 28 Ospedali amici dei bambini e 7 comunità amiche dei bambini. Vale a dire ospedali e comunità che intraprendono percorsi di promozione e sostegno dell’allattamento in base alle linee guida Oms e Unicef. Purtroppo sono solo 3 i corsi di laurea in cui si studia l’allattamento.

“In Italia – ha spiegato Elise Chapin di Unicef - le strutture che hanno manifestato interesse ad abbracciare uno dei 3 percorsi promossi dall’Unicef (Ospedale amico dei bambini, Comunità amica dei bambini, Corsi di laurea) sono tutte concentrate nelle regioni che si trovano a nord di Roma. Nell’Italia centrale e nel sud c’è purtroppo grande carenza di interesse ed impegno in tal senso”. Solo la Campania e la Sicilia hanno dimostrato di aver attuato protocolli validi per quanto riguarda l’allattamento al seno.

Impatto sociale ed economico dell’allattamento
“L’allattamento non è un fatto privato della donna ma è un fattore che riguarda tanti campi: la salute, il sociale e soprattutto l’economia”. Sono le parole di Francesco Branca, direttore del NHD (Departement of Nutrition for Health and Development) dell’OMS di Ginevra che durante la conferenza ha mostrato dati interessanti. “Se davvero l’allattamento al seno fosse promosso, sarebbe una garanzia di salute sia nel medio e nel lungo termine. Perché l’allattamento ha un impatto forte sull’intera popolazione, non solo dal punto  di vista della salute ma anche dell’economia di un paese”.

Secondo i dati OMS si stima infatti che l’allattamento possa ridurre di oltre il 50% gli episodi di diarrea, e di oltre il 30% gli episodi di infezione delle vie respiratorie. Inoltre riduce l’ospedalizzazione e così anche i costi legati a queste patologie. In generale l’allattamento esclusivo per i primi 6 mesi seguito poi fino ai 2 anni e oltre, potrebbe prevenire oltre 800mila morti l’anno. Perché le stime parlano chiaro. Secondo l’Unicef ogni giorno muoiono circa 7mila bambini a causa di problemi che potrebbero essere superati solo con l’allattamento al seno.

“Nel lungo termine i benefici dell’allattamento sono ancora più sorprendenti – ha detto Branca”.  I dati riguardanti sovrappeso, obesità e diabete di tipo 1 e 2 mostrano quanto tali patologie vengano a ridursi quando si allatta al seno. L’allattamento al seno può ridurre anche del 10% il rischio di sovrappeso e quindi di obesità. Lo sviluppo cognitivo dei bambini allattati al seno è maggiore e ciò è stato documentato da diversi studi. Il quoziente intellettivo dei bambini allattati è in media di 5 punti più elevato rispetto ai bambini nutriti con formula artificiale. E più si allungano i tempi di allattamento, maggiori sono i benefici per il cervello. Perfino le performance scolastiche dei bambini allattati al seno risultano migliori. “

I benefici riguardano anche la salute materna. Nella prevenzione di malattie come il cancro al seno ad esempio, l’allattamento previene circa 20mila morti all’anno. Se l’allattamento fosse quello ideale la cifra salirebbe ancora.

Attualmente i livelli globali di allattamento al seno mostrano un tasso che si aggira attorno al 41%. Tasso che addirittura si abbassa nei paesi a medio e alto reddito. Lo scopo dell’Oms è quello di arrivare entro il 2025 al 50%.

“Una stima di quelli che sarebbero gli effetti sul reddito globale se si allattasse secondo i dettami OMS – conclude Branca - mostra che i governi potrebbero risparmiare circa 300 miliardi di dollari. Ma i trend non sono incoraggianti, specie se si guarda ai dati dell’industria dei sostituti del latte materno”.

Un settore che non solo non conosce crisi economiche ma che continua a gonfiare le sue tasche e che in questi ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale, soprattutto grazie alla vendita dei cosiddetti latti di proseguimento e crescita. Un’industria molto redditizia che nel 2020, si stima, potrà raggiungere introiti superiori ai 70 miliardi di dollari l’anno.

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