Pietralata, le lettere e poi gli spari: così si è disintegrata la famiglia Ambasciano
C’è un momento in cui il dolore privato smette di essere sopportabile e si fa gesto irreparabile. È ciò che accaduto in una villetta al civico 12 di via dell’Antracite, nel cuore di Pietralata, dove la vita di una famiglia si è spezzata con dei colpi di pistola tra le mura di una camera da letto: quella di Luca Ambasciano, 42 anni, di sua moglie Valentina Pambianco, 41, e della loro bambina di appena cinque anni, Bianca. A dare l’allarme è stato un parente, insospettito dal silenzio del telefono che squillava senza risposta. Da lì la chiamata al 112, intorno alle 13 di ieri. Quando i vigili del fuoco hanno forzato l’ingresso hanno trovato i tre corpi ormai senza vita. Ai piedi del letto anche il cadavere del cagnolino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Montesacro e della VII sezione rilievi di via In Selci, chiamati a ricostruire, millimetro per millimetro, ciò che era accaduto all’interno della stanza in una villetta nel quadrante nord est della Capitale.
Luca Ambasciano e Valentina Pambianco, entrambi romani, avevano avuto Bianca poco dopo il periodo della pandemia, un tempo che per molte famiglie fu già di per sé una prova durissima. La bambina era nata prematura, portando con sé una disabilità grave, che i genitori avevano imparato a conoscere giorno dopo giorno, sostenuti dai servizi sociali del Municipio IV e che, forse, non riuscivano più a gestire. Un elemento che gli investigatori starebbero valutando nel quadro complessivo della vicenda, senza che al momento sia possibile stabilire con certezza quale sia stato il movente di quello che sembra essere un tragico omicidio-suicidio.
A chiarire almeno in parte cosa sia accaduto potrebbero essere anche i biglietti trovati all’interno dell’abitazione e ora al vaglio degli inquirenti. Parole lasciate ai familiari, il cui contenuto potrebbe aiutare a ricostruire lo stato d’animo della coppia e le ragioni che avrebbero preceduto la tragedia. L’arma, una Glock detenuta legalmente da Luca Ambasciano, tecnico informatico abituato allo smartworking, secondo quanto raccontano i vicini, anche per poter restare accanto alla moglie, che quotidianamente si occupava e curava la piccola Bianca. Resta sospesa, per ora, la domanda più dolorosa: chi dei due abbia compiuto il gesto finale. La Procura di Roma indaga per fare chiarezza sull’esatta dinamica dell’accaduto, mentre l’ipotesi dell’omicidio-suicidio rimane, al momento, la più accreditata.
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