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Spin Time, feste e strada di nuovo chiusa nel week end. Residenti: "Ora basta"

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Gabriel Bernard
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In via di Santa Croce in Gerusalemme l’emergenza non è finita, anche se per i circa 400 ex occupanti dello Spin Time c’è una sistemazione temporanea: le tende non ci sono più, ma oggi e domani la strada sarà nuovamente chiusa per aperitivi, eventi e dj set. I residenti temono che «il fine settimana diventerà un caos» e la destra capitolina annuncia diffide e accessi agli atti. A un mese dall'incendio che ha portato al sequestro dello stabile occupato da 13 anni al civico 55, sono ancora i militanti a dettare l’agenda al Comune. Prima l’autorizzazione a posizionare gazebo negli stalli delle strisce blu davanti all’edificio, poi la chiusura della strada per «organizzare iniziative ed eventi gratuiti aperti alla città».

Si comincia con il torneo di burraco alle 16, la musica alle 19, la cena e il dj set alle 22. Stesso programma anche domani. Chi vive lungo la via non nasconde l’insofferenza: «Prima c’era un’emergenza, con delle persone senza una casa per cui era necessario trovare un tetto. Ma ora qual è la necessità di chiudere la strada? Sarebbe ora di far rispettare le leggi».

Via di Santa Croce in Gerusalemme, o "via della Resistenza" come soprannominata dai militanti dell’ex centro sociale, continuerà a essere chiusa nel fine settimana fino al 19 settembre, giorno della manifestazione nazionale che dal palazzo arriverà fino alla sede di Investire Sgr, fondo proprietario dell’immobile. Sullo sfondo prosegue la trattativa tra Roma Capitale e la società per l’acquisto del palazzo, che fa saltare sulla sedia l’opposizione. Simonetta Matone, deputata della Lega, e Fabrizio Santori, capogruppo del Carroccio in Assemblea capitolina, annunciano una diffida e chiedono al sindaco Gualtieri di dimostrare «indispensabilità e convenienza dell’acquisto, congruità del prezzo e la fattibilità della trasformazione dell’immobile chiarendo i costi complessivi dell'operazione». E avvertono: «Comprare Spin Time con denaro pubblico non può significare restituirlo a chi lo ha occupato né garantire agli ex occupanti una corsia preferenziale per le case popolari. Le assegnazioni devono rispettare legge, requisiti e graduatorie».

Critiche anche da Fratelli d’Italia. Laura Corrotti, presidente della commissione regionale Urbanistica, accusa: «Un’operazione che, secondo le stime, potrebbe arrivare complessivamente a circa 60 milioni di euro, 30 milioni per l’acquisto e altri 30 per gli interventi di riqualificazione. A questo si aggiungono i 2-3 milioni di euro previsti per sei mesi di accoglienza temporanea degli ex occupanti, ammesso che basteranno». Intanto, sui gazebo è partito l’accesso agli atti presentato dal consigliere capitolino Federico Rocca (FdI), che pone l’accento, oltre che sulle autorizzazioni rilasciate, su un aspetto specifico: la verifica del pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico da parte degli attivisti, «sulla base delle vigenti tariffe previste da Roma Capitale».
 

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