Il "camping" di Spin Time ha le ore contate. Si lavora per spostare 200 persone
La sabbia nella clessidra è scesa quasi tutta. Prima o poi - questione di giorni - gli attivisti del centro sociale Spin Time accampati per strada dalla sera del 29 luglio, quando è scoppiato l’incendio che ha portato al sequestro del palazzo, dovranno letteralmente levare le tende. E se finora non li ha spinti a farlo neanche il malore del bambino di 18 mesi che martedì è stato portato in ospedale in codice rosso (per fortuna si è ripreso subito, una volta al riparo dai 40 gradi dell’Esquilino), a rendere chiaro che il «campeggio» ha le ore contate potrebbero essere due elementi emersi nelle scorse ore.
Il primo è il «no» alla richiesta degli attivisti di potersi allargare su via di Santa Croce in Gerusalemme fino all’incrocio con viale Manzoni. Il diniego sarebbe arrivato da Questura e Prefettura e comunicato agli attivisti ieri mattina, in Campidoglio, nell’incontro con gli assessori Tobia Zevi e Barbara Funari, rispettivamente delegati alla Casa e alle Politiche sociali, con il vice capo di Gabinetto Giuseppe Napolitano, che ha la delega alla Protezione civile, con il direttore generale di Roma Capitale, Albino Ruberti, e la capo segreteria del sindaco, Giulia Tempesta. La seconda novità è che il Comune sta cercando «forme di assistenza alloggiativa alternative alla strada per i prossimi giorni- fa sapere il Campidoglio - in particolare per le persone più fragili e le famiglie con bambini». Sarebbero circa 200 (su 400 occupanti abusivi che vivevano dentro Spin Time prima dell’evacuazione) le persone che Roma Capitale si sta preoccupando di sistemare altrove.
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Un piano definitivo ancora non c’è, ma si cercherà ovunque ci sia posto, magari anche in strutture religiose. In questo senso, la presenza fissa del Vaticano al tavolo in corso in Prefettura su Spin Time potrebbe tramutarsi in un ruolo logistico importante. Non sfugge però che l’ipotesi di trasferimento di 200 persone (oltre a venire finalmente incontro ai residenti, costretti a convivere con tende, brandine, mense, balli e concerti) suona come un «piano B» per il Campidoglio, che ha formalizzato con il fondo Investire Sgr la propria proposta di acquisto del palazzo di Spin Time, con l’obiettivo di far rientrare almeno una parte degli occupanti nello stabile, assumendosene la responsabilità, e sulla base di un accordo-ponte. La proprietà ci sta ragionando, anche perché l’offerta economica non sarebbe ancora definita, ma a Palazzo Senatorio sperano di ricevere una risposta già domani.
È chiaro infatti che dall’esito della trattativa dipendono i prossimi sviluppi della vicenda, ma è altrettanto evidente che, se anche la proposta venisse accettata domani, non basterebbe un mese per mettere l’edificio in sicurezza, anche perché c’è di mezzo il sequestro. E gli occupanti - ragionano le istituzioni coinvolte - non possono certo stare accampati tutto questo tempo, con buona pace degli slogan di «resistenza a oltranza». Intanto in Comune si portano avanti. Il dipartimento Politiche sociali, ad esempio, ha approvato lunedì scorso l’affidamento diretto a «La Romana Società Cooperativa» di una fornitura massima di 3.600 pasti al costo di nove euro ciascuno, fino all’11 agosto, destinati proprio «alle persone evacuate dall’edificio Spin Time Labs». I precedenti 2.160, commissionati il 30 luglio sempre con affidamento diretto, sono già stati serviti ma l’emergenza continua. Si vedrà per quanto ancora.
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