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Roma, il ritorno degli urtisti: "Ora il Comune ci riceva". Doccia fredda sul Campidoglio

DAMIANA VERUCCI
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Undici anni di «battaglie legali» e di provvedimenti per spostarli. E poi la sentenza del Consiglio di Stato, arrivata poche ore fa, che assegna vittoria piena agli urtisti e sancisce il tutto da rifare per l’Amministrazione capitolina. Avevano ragione a dichiararsi «storici» e, in mancanza di valide alternative, a volere postazioni a un passo dai musei e dai siti archeologici più importanti. Proprio là dove, invece, a iniziare dalla giunta Marino e a proseguire con Raggi e ora Gualtieri, li hanno allontanati. Colosseo, Fori Imperiali, Pantheon, Fontana di Trevi, San Pietro, piazza di Spagna, piazza Navona, Circo Massimo e San Paolo, solo per nominare i siti principali dove avevano le postazioni gli oltre 60 venditori ambulanti di souvenir e oggetti devozionali, chiamati urtisti perché all’epoca avevano l’abitudine di attirare l’attenzione dei pellegrini dando un piccolo «urto» con la loro cassetta carica di souvenir.

La sentenza ordina al Comune di rimetterli immediatamente dove erano, anche perché l’Amministrazione avrebbe dovuto ottemperare a degli obblighi prima di spostarli, ad esempio quello di indicare il numero esatto delle postazioni esistenti in Municipio I, con l’indicazione dell’esatta distanza dai monumenti o dai centri di interesse turistico. Ma, soprattutto - fatto che i ricorrenti hanno più volte sottolineato in questi anni di battaglie legali - non ci può limitare a spostare i banchi dalla loro sede originaria se poi non ci sono sufficienti posti per posizionarli altrove. «Le nostre sono rotazioni, ma non c’era mai posto per tutti - racconta Angelo Pavoncello, portavoce degli urtisti - ci avevano spostato, ad esempio, a San Gregorio, ma c’era sempre chi restava senza poter lavorare per giorni interi per mancanza di spazio dove mettersi». A questo punto salta anche il piano del commercio che riguarda, con cui il Municipio I aveva tentato di mettere ordine nel numero delle postazioni e nelle ubicazioni. Alla notizia della sentenza, ieri mattina è stato subito aperto il primo dei banchi che erano stati soppressi a ridosso del Colosseo. «È un atto "provocatorio" - ammette Pavoncello - ma siamo pronti a collaborare con l’Amministrazione, che immagino ora ci convocherà per discutere di allocazioni definitive».

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