Pensiline ancora un miraggio, i bus si attendono in piedi e al caldo
In molte zone della Capitale, soprattutto in quelle più periferiche, è ancora caccia alla pensilina che non c’è. Da Spinaceto a Bravetta, passando per l’Africano fino a Tor Vergata, orde di pendolari sono costrette ad aspettare i bus in piedi e sotto al sole cocente. E in queste giornate di caldo estremo non è certo un toccasana. Basta raggiungere i quartieri meno centrali, dove la rivoluzione "smart" non c’è stata, per rendersene conto. C’è chi corre per schivare i raggi e trovare rifugio in un lembo d’ombra, chi si arma di ombrellino e muove il ventaglio freneticamente e chi si getta l’acqua addosso nella speranza che la sensazione di sollievo duri fino all’arrivo del mezzo. Situazioni di disagio che si possono fotografare per strada e che, però, trovano riscontro anche nei numeri. Delle 8.200 fermate Atac, solo 1.900 sono dotate di tettoie (1.400 già esistenti e ora soggette a riqualificazione e altre 475 di nuova generazione, dotate di touchscreen, prese Usb e mappe turistiche). Poche, se si considera che l’obiettivo dell’Amministrazione è di scoraggiare l’uso della macchina e incentivare i cittadini a spostarsi servendosi dei mezzi pubblici.
Per dovere di cronaca, va ricordato che l’installazione di una pensilina deve rispondere a precisi requisiti tecnici e normativi. «Il marciapiede deve essere ampio abbastanza da contenere l’infrastruttura, lasciando almeno un metro libero dalla pensilina al ciglio stradale. Quindi lo spazio minimo necessario per un’installazione è di almeno tre metri, sempre che dietro non ci siano accessi ad abitazioni o esercizi commerciali. Per questa ragione le decisioni sulle installazioni di nuove pensiline è demandata a una conferenza dei servizi dove siedono i rappresentanti di 38 istituzioni che sovrintendono al processo», fanno sapere da Atac. Tuttavia, ad Anno Santo concluso, ciò che emerge è che la mordenizzazione del Centro, più che colmare la distanza dalle periferie, l’ha esacerbata.
SOTTO AL SOLE
Una delle aree nelle quali più si sente la necessità di una copertura è quella di Tor Vergata. Emblematico è il caso della fermata "Aula Magna", dove centinaia di studenti universitari prendono il bus per tornare a casa. «Siamo esposti a tutti gli eventi atmosferici. La pioggia e la grandine d’inverno e la canicola d’estate», racconta Emma, che studia matematica in una sede del secondo Ateneo della Capitale. Non cambia molto in prossimità della stazione della metro C "Finocchio", dove i pendolari provano a sfuggire all’isola di calore rannicchiandosi sotto alla tettoia di un bar. Non c’è traccia di pensilina neanche in via Casilina, di fronte alla chiesa Santa Maria della Fiducia, o in via di Vermicino. Criticità delle quali si fa portavoce Alessio Rotondo, consigliere del Municipio VI: «Abbiamo bisogno di risposte perché anche la periferia è Roma Capitale». L’estate degli eventi estremi sta mettendo a dura prova i residenti che attendono i bus in via Tardini, zona Pineta Sacchetti, o al capolinea Valle Aurelia. Nel primo caso c’è Maurizio, che cerca riparo vicino a un muro; nel secondo, invece, decine di giovani che si nascondono sotto alle visiere dei cappelli e guardano l’orizzonte in cerca del bus. «Zone come queste, di alto afflusso, sono ancora scoperte. Sono forse considerate di serie B dal Comune?», tuona Daniele Giannini, esponente della Lega. Anche in via di Settebagni il problema è lo stesso. A sollevarlo è Manuel Bartolomeo, capogruppo di Fratelli d’Italia nel III Municipio: «A nulla sono servite le segnalazioni. Dei quartieri periferici nessuno vuole tenere conto». A Spinaceto soffrono il caldo gli studenti del liceo Plauto che per tornare a casa in bus sostano invia Augusto Renzini e gli abitanti di viale dei Caduti per la Resistenza. Monica, 38 anni, non nasconde la rabbia: «Inutile suggerire di prendere i mezzi pubblici», tuona. All’Africano «facciamo prima a elencare le tettoie che ci sono che quelle che non ci sono», ironizza invece Chiara, residente. Fa poi riferimento a viale Libia e viale Eritrea, dove «la gente scappa nei negozi per evitare di sentirsi male». Non si tratta di un caso isolato. Anche all’Esquilino i residenti cercano refrigerio tra una colonna e l’altra dei portici di piazza Vittorio Emanuele II. Sulle barricate da tempo i residenti di Acilia e Ostia. «Roma viaggia a due velocità: in Centro e nelle zone appetibili perla pubblicità arrivano le pensiline smart, mentre in periferia i cittadini aspettano i mezzi sotto al sole e, in alcuni casi, sono costretti a portarsi la sedia da casa», fa notare Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea capitolina.
SEDUTE "FAI DA TE"
Non sono pochi, infatti, i cittadini che fanno di necessità virtù. Stanchi di aspettare in piedi e di non ricevere risposta alla richiesta di una seduta, molti residenti si sono attrezzati con divani, poltroncine e pallet. È la trovata, per esempio, di chi abita a Bravetta, al Portuense, a Spallette e in via della Giustiniana. «Nella città degli annunci e dei 15 minuti, si attendono soluzioni concrete», commenta Marco Palma, consigliere del Municipio XI. Un caso su tutti attira la sua attenzione. È quello della fermata in via Portuense "Arzana", dove dietro a un paio di sedie spunta una prostituta. «Lì c’è anche una distrazione, un servizio di cortesia», è la stoccata.
LE SEGNALAZIONI DEI LETTORI
A dare un input a questo viaggio tra le pensiline "fantasma" sono stati proprio i lettori de Il Tempo, che da mesi inviano segnalazioni scrivendo su WhatsApp al numero della cronaca di Roma. Il 14 luglio Fulvio ha condiviso la foto della fermata "Togliatti/Gelsi", con tanto di residenti ammassati nella zona d’ombra creata da un furgone parcheggiato. Il 10 marzo, invece, a inviarci uno scatto della fermata in via Oceano Indiano era stato Mauro. «Nessun riparo e bisogna pure fare attenzione a non ferirsi con i rami», aveva digitato in chat, auspicando che la sua istanza potesse essere ascoltata da chi di dovere. Un desiderio che, al momento, non è stato esaudito.
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