Cerca
Edicola digitale
+

Minimarket a fuoco, dopo la strage di Casalotti lo spettro della faida "bangla"

Gabriel Bernard
  • a
  • a
  • a

Del minimarket al civico 22 di piazzale Flaminio restano solo i muri anneriti e la plastica degli scaffali sciolta dal fuoco. Un rogo che fa pensare a una possibile ritorsione. Il negozio appartiene a S.T.K., un esponente del Bangladesh Nationalist Party, lo stesso partito di cui l’uomo ricercato per la strage di Casalotti, Shahadat Hossain, affermava di essere un membro. Una coincidenza che porta la polizia a non escludere che dietro l’episodio possa esserci lo spettro di una ritorsione. Un messaggio in quella che potrebbe essere una resa dei conti all’interno della comunità bengalese romana, la stessa che pochi giorni fa ha tappezzato il quartiere di Torpignattara con manifesti raffiguranti il volto del ricercato. E lo stesso segretario generale del BNP a Roma ha affermato che «era solo un millantatore, uno sconosciuto all’interno del partito».

La segnalazione dell’incendio è arrivata alle 2 della notte tra sabato e domenica, quando dal locale ha iniziato a uscire un denso fumo nero. Secondo i primi accertamenti, le fiamme sarebbero divampate a causa di un corto circuito. Resta però da chiarire se il rogo sia stato accidentale o ci sia dietro un gesto doloso. Soprattutto, gli investigatori vogliono capire se esista un legame con la strage della famiglia bengalese di Casalotti, dove il 26 giugno sono stati uccisi Kamal Uddin, 40 anni, la moglie, Jahan Hosne Momotaj, 38 anni, e la figlia di 8 anni Arowa Islam. L’altro figlio, il ventenne Amir, è sopravvissuto al massacro e ora vive sotto protezione. Il giorno prima il 43enne bengalese Shahadat Hossain aveva pubblicato un post su Facebook: «Nessuno muore davvero da solo. Con la propria morte lascia sempre qualcuno che muore con lui. Quando arriva la morte, si dovrebbe portare con sé anche i propri cari». Un messaggio inquietante che non c’è più: è stato cancellato dal profilo Facebook di Hossain. E come il post è svanito anche lui: dopo essere uscito dall’appartamento di via Montiglio lasciando una scia di sangue ha fatto perdere le sue tracce.

Nella comunità bengalese giurano che nessuno lo ha visto o aiutato. Il post sui social potrebbe essere stato cancellato da Shahadat o da un complice, magari lo stesso che lo ha aiutato a scappare. Gli investigatori della Squadra Mobile, diretta da Giuseppe Roberto Pititto, non escludono che possa essere stato aiutato nella fuga, magari da qualcuno conosciuto tra le fila del partito bengalese, qualcuno che può avergli offerto ospitalità e nuovi documenti falsi con cui lasciare il Paese.
 

Dai blog